
Benvenuti a un nuovo appuntamento con il nostro caffettino domenicale. Oggi ho tirato fuori dalla mia libreria un volume che a prima vista stupisce per la sua fisicità: “Laboratory – Mimmo Paladino”, edito da Mazzotta nel 2000.
Si tratta del catalogo della doppia mostra tenutasi quell’anno nella Repubblica Ceca, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Praga e dalla Galleria Civica a cura di Angelo Bucarelli con testo critico di Demetrio Paparoni allora direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga.
A volte i cataloghi d’arte rischiano di essere freddi elenchi di immagini. Questo volume, invece, fa una scelta radicale a partire dalla sua stessa forma: ha un formato orizzontale, quasi a voler mimare l’ampiezza di uno sguardo che attraversa una stanza.
La copertina in cartone rigido non è solo un dettaglio estetico, ma conferisce al catalogo una dignità tale da farlo percepire come un vero e proprio libro di valore conferendogli autorevolezza. Ma la vera sorpresa si trova all’interno. Girando le pagine non troverete le classiche riproduzioni fotografiche isolate. I fotografi Giuseppe Schiavinotto e Zdeněk Stolbenko hanno documentato le sale espositive vere e proprie. Le opere si mostrano a noi così come le vedeva il visitatore in quel momento: inserite nello spazio e, soprattutto, riprese con le loro cornici in legno.



In questa sezione del catalogo l’attenzione si sposta dalle sculture monumentali per entrare nella dimensione più intima e sperimentale del Maestro: opere pittoriche su carta e tecniche miste, tutte rigorosamente senza titolo e realizzate nel 2000.
Sfogliando le pagine si incontra un Paladino quasi “alchimista”, che gioca con stratificazioni di materiali poveri ma di enorme impatto visivo: cartone, gesso, collage, interventi segnici e persino l’uso texturizzato della zanzariera. Il gesso, steso con spessori quasi scultorei sulla superficie, crea forme primarie — come la sagoma di una testa o di una mano aperta — che contengono e proteggono piccoli nuclei di segni e geometrie segrete.
Per chi colleziona o ama l’arte contemporanea, questo modo di presentare il catalogo è pura poesia. La cornice non è un semplice accessorio, ma diventa il confine e al tempo stesso il ponte tra la materia vibrante della carta e l’ambiente circostante. Guardare questo libro significa fare un viaggio nel tempo, entrando direttamente nel laboratorio segreto di forme e simboli di un grande protagonista della Transavanguardia.
Un volume da riscoprire con calma, magari proprio adesso, mentre il caffè è ancora caldo.
Buona domenica a tutti i lettori di CollezionArti!
