Seconda parte

Archivio Renzo Tubaro
Nel 2002 a breve dalla scomparsa del pittore Renzo Tubaro (Codroipo 1925- Udine 2002) è stato avviato ad’ opera della figlia dell’artista, Sandra Tubaro, in collaborazione con la critica d’arte Francesca Agostinelli l’inventario, la riproduzione fotografica e la catalogazione dei suoi lavori. Contemporaneamente sono stati dati alle stampe una selezione dei taccuini in cui l’artista annotava pensieri e idee. L’inventario non è stato fatto tanto ai fini di un riordino dell’archivio vero e proprio quanto per la realizzazione del sito internet (www.renzotubaro.it). Le opere quanto il materiale cartaceo e fotografico sono stati lasciati nello studio di via Marinoni a Udine come li aveva ordinati l’artista in scatoloni e cartelle. Tubaro aveva infatti grande considerazione per la conservazione delle proprie opere e del proprio archivio tanto che lui stesso si considerava C.C.C.R ossia Conservatore, Catalogatore, Custode e Restauratore delle sue opere. Quadri, appunti, appesi alle pareti, materiale da lavoro è per volontà degli eredi rimasto come l’aveva lasciato Tubaro. Le opere sono state suddivise in tre categorie principali: Opere Pittoriche, Opere su carta e Affreschi, a loro volta queste sono suddivise per temi, Animali, Arte sacra, figura, Maternità, Natura morta, Paesaggio, Ritratto e per ordine cronologico. Di queste non vi è stata fatta una scheda cartacea o informatica ma semplicemente un elenco numerato corredato da una didascalia che ne riporta Titolo, anno, tecnica, misure. Il regesto completo delle opere è visibile sul sito internet.
Archivio Carlo Patrone
L’anatomopatologo e pittore Carlo Patrone (Bassano del Grappa 1929 – Udine 2010) nel 2008 incarica l’archivista Enrico Mos di riordinare e catalogare le sue opere e tutta la documentazione inerente la sua attività artistica con il preciso intento di arrivare ad una pubblicazione “Carlo Patrone: una vita nell’arte. Catalogo descrittivo di tutte le principali opere dell’artista”. Fino ad allora nessuna iniziativa tesa alla catalogazione delle opere era stata avviata. Coadiuvato dall’aiuto dell’artista, Mos cataloga informaticamente trecento opere che dal punto di vista conservativo si trovavano in uno stato pessimo, accatastate qua e là all’interno dello studio di S. Daniele del Friuli. Terminata la campagna fotografica delle opere Mos provvede in un primo tempo alla suddivisione di queste per periodi e per tipologie e successivamente al riordino delle recensioni e dei cataloghi conservati dall’artista stesso.
Archivio Luciano Ceschia
Nel 1980 la storica e archivista Liliana Cargnelutti è incaricata dall’artista Luciano Ceschia (Tarcento 1926-ivi 1991) di riordinare e catalogare le sue opere. Vista la quantità (si trattava allora di circa 400 opere) e la diversità delle tecniche utilizzate dall’artista la Cargnelutti, anche per andare incontro alle esigenze di ordine pratico dell’artista, decide di suddividere le opere per tipologie e per ordine cronologico. Le tipologie individuate sono dieci: Arazzi, Bronzetti, Disegni, Fusioni e metalli, Grafiche, Legno, Medaglie, Pietre, Terrecotte e ceramiche, Open plein aire.
Le schede cartacee che dal 2001 si trovano nel “Centro Europeo Arti e Comunicazione Contemporanea Luciano Ceschia a Tarcento compilate dalla Cargnelutti ed ordinate in una cassettiera costruita dallo stesso Ceschia sono tutt’ora utilizzate. Le stesse, infatti, sono servite per la realizzazione del sito internet dell’artista (www.lucianoceschia.it) all’interno del quale si ritrova la stessa suddivisione utilizzata dalla Cargnelutti la quale su ogni scheda aveva previsto uno spazio libero dove lo stesso Ceschia e la figlia Valentina coordinatrice del progetto potevano apporvi, una volta terminata la catalogazione, correzioni o aggiunte. Le fotografie inerenti la documentazione storico-artistica sono state tutte digitalizzate nel corso degli anni mentre per quanto riguarda la documentazione cartacea e la fototeca.
In questa rapida panoramica sono emerse alcune caratteristiche comuni degli archivi d’artista privati.
È facile notare come anche per la documentazione privata si è cercato a seguito dell’intervento di una figura professionale negli ultimi anni di seguire almeno parzialmente un metodo storico i criteri teorici indicati dalla soprintendenza archivistica. In basi a tali criteri è possibile riconoscere in primo luogo le peculiarità degli archivi privati, che si presentano con connotazioni assai diverse da quelle degli archivi istituzionali, trattandosi in sostanza di documentazione poco “strutturata” nel senso che rispetto i documenti conservati da altri soggetti, per gli archivi privati, non sottoposti a vincolo, “non esiste regola”. Se il soggetto pubblico deve rendere ragione della propria attività, il singolo privato non ha vincoli comportamentali, se non quelli che lui stesso si impone per il conseguimento delle proprie finalità. Da tali scelte dipende la costituzione dell’archivio e della sua organizzazione. Fra gli archivi esaminati solamente l’archivio Carà è stato in tempi recenti sottoposto a vincolo.
La documentazione viene spesso conservata all’interno dell’abitazione in luoghi non ad essa deputati, come nel caso dell’archivio Tubaro e nel nostro caso. Spesso prima dell’intervento di una figura professionale si trova in contenitori riservati e non accessibili ad estranei, talvolta non concessi neppure agli altri membri della famiglia. È il caso dell’archivio Patrone.
Presso gli archivi esaminati si è notato inoltre che nel corso degli anni, spesso a causa della notevole quantità di materiale sono state effettuate delle operazioni di scarto del materiale considerato non degno di considerazione. Il privato ha realizzato la selezione del materiale ritenuto inutile senza nessun supporto scientifico ma prevalentemente in base ad esigenze di spazio.
Emerge infine, che le consistenti quantità di opere e le loro diversità tecniche hanno portato alla suddivisione del materiale per tipologie.
Fonti orali
Francesca Agostinelli, comunicazione, gennaio 2011
Nera Pancino, comunicazione, gennaio 2011
Marianna Accerboni, comunicazione, gennaio 2011
Stefano Tubaro, comunicazione, gennaio 2011
Enrico Mos, comunicazione, gennaio 2011
Liliana Cargnelutti, comunicazione, febbraio 2011
