Quando sentiamo la parola “arte contemporanea”, la nostra mente vola subito a installazioni concettuali, pop art o tele squarciate. Guardiamo al Novecento e ai giorni nostri come al solo territorio del collezionismo d’arte attuale. Ma siamo davvero sicuri che tutto ciò che è nato prima sia solo “storia passata”?

Sbirciando il catalogo della recente asta de Il Ponte Casa d’Aste dedicata ai Dipinti e Sculture del XIX e XX secolo, mi è venuta una riflessione che voglio condividere qui con i lettori di Collezionarti: l’Ottocento non è il passato remoto dell’arte, ne è la vera radice contemporanea e una delle aree più stimolanti dell’art market odierno.

Perché l’Ottocento è già “contemporaneo”?

Spesso chi si concentra sugli investimenti in arte contemporanea guarda al XIX secolo con un pizzico di diffidenza, considerandolo accademico o superato. Niente di più sbagliato. L’Ottocento è stato il secolo della rottura: gli artisti hanno smesso di dipingere solo ciò che l’autorità imponeva e hanno iniziato a raccontare la realtà, la luce, il movimento e la psicologia umana con una libertà mai vista prima.

Prendiamo lo straordinario dinamismo di molte opere passate in catalogo, capaci di catturare la velocità della modernità dell’epoca. Non c’è forse, in quelle pennellate così istintive, l’anticipazione di tanta pittura della seconda metà del Novecento? Senza la rivoluzione dello sguardo avvenuta nell’Ottocento, oggi non avremmo l’astrazione o il concettuale. Per un art advisor o un collezionista attento, acquistare un’opera di questo periodo non significa “comprare un oggetto antico”, ma possedere il primo barlume della modernità.

Art Market democratico: alta qualità a budget accessibili

Sfogliando i lotti dell’asta, balza subito all’occhio un dettaglio importantissimo: accanto a capolavori museali, c’è una presenza straordinaria di bellissimi paesaggi, delicate nature morte e vedute di fine Ottocento a prezzi decisamente abbordabili.

È un segmento di mercato incredibilmente democratico, che offre occasioni uniche per i piccoli collezionisti d’arte o per chi vuole iniziare a investire nell’arte senza spendere cifre astronomiche. Tra le diverse proposte che hanno catturato la mia attenzione in questa sessione d’asta:

Louis Watelet – Veduta di Tivoli (1812): Un’opera d’inizio secolo di grande atmosfera che incarna il fascino del Grand Tour. Una splendida prospettiva storica stimata tra i 1.500 e i 2.000 euro.

Antonietta Brandeis – Vedute dell’Accademia di Francia: Celebre per la sua precisione e la sua straordinaria resa delle luci, presente con due vedute proposte con una stima di 4.000-5.000 euro una e 8.000-9.000 euro l’altra.

Gaetano Previati – Gli Iris: Un lotto interessantissimo per il collezionismo d’arte più attento. Non si tratta del Previati divisionista più celebre, ma di un’opera dal sapore più accademico, delicata e rara, stimata sui 2.000 – 3.000 euro.

Giovanni Boldini – Palazzo Ducale di San Marco e La Divina: Il maestro indiscusso della Belle Époque presente con due capolavori assoluti. Sia la vibrante veduta veneziana sia lo splendido ritratto femminile della “Divina” sono stimati tra i 20.000 e i 25.000 euro ciascuno. Opere in cui il segno febbrile anticipa già la libertà del Novecento.

Federico Zandomeneghi – Marthe (1913): Un bellissimo e magnetico ritratto appartenuto alla prestigiosa collezione Durand Ruel, stimato tra i 10.000 e i 15.000 euro.

Lilloni – Paesaggio (1867): Estremamente delicato, poetico e lirico nella resa della natura, proposto a una stima decisamente interessante tra i 1.000 e i 1.200 euro. Un esempio perfetto di alta qualità a budget contenuto.

Adolfo De Carolis – Sei disegni a sanguigna: Per chi ama la grafica e la purezza del segno, un’opportunità unica con una stima accessibile tra i 600 e i 700 euro.

Il mio consiglio per fare investimenti in arte (anche nel contemporaneo)

Inserire un pezzo dell’Ottocento in una collezione d’arte prevalentemente contemporanea non crea un contrasto stridente, tutt’altro: genera un cortocircuito visivo straordinario. Mostra la linea evolutiva del vostro gusto e la profondità della vostra quadreria.

Inoltre, dal punto di vista dell’art market, l’Ottocento offre oggi opportunità incredibili. Comprare una veduta o una natura morta di fine secolo permette di portarsi a casa una qualità esecutiva immensa e una storicità garantita a cifre che, nel contemporaneo puro, a volte non bastano nemmeno per un artista emergente all’inizio della sua carriera. Il collezionismo intelligente sa guardare oltre le etichette del tempo.

L’arte è un filo teso che non si spezza mai. Guardare all’Ottocento oggi significa capire da dove arriviamo e, soprattutto, dove stiamo andando.

E voi cosa ne pensate? Considerate l’Ottocento un capitolo chiuso o vi affascina l’idea di trovare una piccola gemma di fine secolo da far dialogare con il vostro contemporaneo?

Il Ponte Casa d’Aste. Il mercato della pittura e la grafica d’autore trainano i collezionisti

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