Ci sono artisti che usano la tecnologia e artisti che la costringono a cambiare natura. Fabrizio Plessi apparteneva senza dubbio a questa seconda, rarissima categoria. La scomparsa di Fabrizio Plessi segna un momento di profonda riflessione per il panorama artistico e per il mondo legato a Fabrizio Plessi e al collezionismo d’arte contemporanea.
Veneziano per scelta emotiva e culturale, Plessi ha intuito prima di tutti che il monitor e la luce dei pixel non dovevano rimanere freddi oggetti industriali o semplici schermi da guardare. Nelle sue mani, la tecnologia è diventata una pietra da scolpire, un elemento architettonico da incastrare tra il ferro grezzo, il legno consunto, la paglia e il marmo.
Il cuore della sua ricerca: la natura che entra nella macchina
Al centro di tutto il suo percorso c’è sempre stato un contrasto fascinoso: da una parte la materia antica e solida, dall’altra l’elemento fluido. L’acqua, suo grandissimo amore, ma anche il fuoco e la lava, non sono mai stati solo immagini proiettate, ma presenze vive che scorrevano dentro la scultura.
Osservare un’opera di Plessi significa vedere il video perdere la sua natura virtuale per prendere corpo e gravità, trasformando l’elettronica in qualcosa di tattile e quasi ancestrale. Dalla Biennale di Venezia a Documenta a Kassel, fino alle grandi piazze internazionali, le sue installazioni hanno dimostrato che l’arte tecnologica poteva dialogare con la storia senza mai sfigurare.
Il Plessi Museum al Passo del Brennero resta forse la sintesi più bella del suo pensiero: un luogo di passaggio dove l’architettura si fonde con la natura e la tecnologia diventa un punto di sosta e di riflessione.
Guardare Plessi con gli occhi del collezionista
Ridurre Plessi alla sola Videoarte sarebbe però un errore critico fondamentale. Sarebbe come dimenticare la mano del disegnatore e del pittore che ha nutrito, anno dopo anno, la mente dello scultore. Per chi guarda alla sua produzione con occhio collezionistico, il suo percorso offre una varietà di linguaggi straordinaria.
Molti dimenticano che Plessi non ha mai smesso di dipingere. Lungo tutto l’arco della sua vita ha realizzato veri e propri quadri su tela e tavola, opere in cui il pigmento, la materia pittorica e la pennellata prendono il sopravvento. Sono lavori carichi di gestualità ed energia materica, perfetti per chi ama la sua estetica ma preferisce il supporto pittorico tradizionale.
Plessi ha sempre venduto e collezionato i “progetti” delle sue installazioni monumentali. Realizzati con tecniche miste, china, pennarello, cera densa e collage su carta o tavola questi fogli sono capolavori a sé stanti. Non vanno considerati semplici schizzi preparatori, ma veri e propri atti di nascita dell’opera visiva, dotati di un’autonomia e di una potenza visiva uniche.
Le Video-Sculture da ambiente rappresentano il cuore scultoreo del suo lavoro: canali di ferro, tubi o vecchie strutture in legno che ospitano lo scorrimento del video. Qui l’impatto scenografico è fortissimo e la scultura dialoga in modo profondo con lo spazio della casa o della collezione privata e Le Grandi Installazioni Monumentali pensate per ampi spazi, fondazioni e collezioni aziendali, costituiscono il versante più monumentale della sua ricerca, dove l’opera si fa vero e proprio ambiente immersivo.



Una gestione seria e garantita per chi colleziona
Chi possiede o desidera avvicinarsi oggi a un’opera di Plessi può farlo con grande serenità. La tutela della sua memoria e della sua produzione poggia su basi estremamente solide.
L’Archivio Fabrizio Plessi con sede a Venezia, è l’organismo nato e strutturato per catalogare e certificare ogni sua opera, dalle tele ai progetti su carta, fino alle grandi video-sculture. È il punto di riferimento assoluto per ogni verifica di autenticità o passaggio di proprietà.
Il suo mercato è affiancato da realtà di primissimo piano come la Galleria d’Arte Contini, a lui storicamente legata, e altre importanti gallerie partner che rappresentano un approdo sicuro e professionale per qualsiasi collezionista.
Per le opere video, l’Archivio ha stabilito linee guida chiarissime: il valore risiede nell’idea concettuale e nel master video originale. Questo consente di sostituire gli schermi usurati dal tempo con supporti digitali moderni, mantenendo intatti l’autenticità, il valore storico e la fruibilità del lavoro.
Fabrizio Plessi ci lascia un insegnamento prezioso: che sia stesa con un pennello su una tela o proiettata dentro uno schermo, l’arte, quando è guidata dal pensiero e dalla poesia, trova sempre il modo di farsi eterna.
