Il mio lavoro riguarda il modo in cui ci relazioniamo con la storia dell’arte attraverso le sue riproduzioni.” Così si racconta l’autore Juan Araujo (Caracas 1971), artista tra i più interessanti della sua generazione, distintosi per la sua capacità di trasformare in pittura la percezione che si ha della storia dell’arte e dell’architettura.

La distinzione non è solo premessa, ma la concreta azione costruttiva di un pensiero che ha un intellettuale.  Lavora spesso a partire da riproduzioni: fotografie in libri d’arte, riviste d’epoca o cartoline, analizzando come l’architettura e l’arte vengono trasmesse e filtrate attraverso il tempo e i media, nell’indagine della storia della cultura visiva. È singolare come egli non ritragga dal vero i suoi soggetti, ma cominci il suo lavoro a partire da un punto di vista non suo, su qualcosa che non ha visto e su cui ama dettagliare anche il tempo della trasformazione della materia cartacea su cui è impressa quell’immagine.

Dipingere soggetti tratti da fotografie di altre opere d’arte, edifici modernisti o affreschi antichi, genera una sorta di sovrapposizione temporale e visiva. Vi è un processo continuo che parte dalla scelta del soggetto, dalla struttura alla referenza storica, alla pittura. Il suo punto di partenza conferisce al quadro quell’aspetto piatto e “riprodotto” che solo una profonda abilità tecnica gli consente di restituire. La critica spesso sottolinea come questa capacità richiami una maestria antica nonostante il suo sguardo sia profondamente contemporaneo.

Ciò è vero nella misura che lo vede costantemente in bilico tra le forme espressive della storia e gli esiti che il tempo ha portato su ciò che è giunto fino a noi. Ridipingere riproduzioni fotografiche di edifici modernisti, vuol dire analizzare un periodo di profondo cambiamento della società umana, fatta da autori cresciuti nella classicità e con quella rielaborano un linguaggio nuovo. Il fatto che le opere di questi autori comincino ad avere un secolo di vita, genera quel corto circuito che vede il moderno come antico e classifica antichità i sistemi di riproduzione e diffusione di quei nuovi linguaggi che portano il peso del tempo che passa e che ne lascia sopra i segni.

Il fare artigianale elimina l’idea stessa di pittura dove la pennellata non si distingue, in una artigianalità che riproduce il processo industriale di stampa e lo supera nell’accettazione del tempo che passa. In breve: iperrealismo concettuale, che applica anche quando si confronta con la grana di un affresco romano in una domus pompeiana, in un atteggiamento che non crea alcuna distinzione. Che sia quindi l’interno di una villa di Le Corbusier o di Luis Barragan o la natura osservata attraverso un interno di una casa progettata da Lina Bo Bardi in Brasile o uno scorcio di Villa Adriana a Tivoli, l’immaginazione dell’artista può concedersi il lusso di inserire nell’immagine mutuata da una rivista, anche l’immagine di altre opere di artisti come Mondrian e Albers per ricontestualizzarle in un coerente gioco di riferimenti che sa cogliere chi studia in modo approfondito le radici che la modernità ha nel passato.

Le Corbusier ne è intriso e non è un caso che sia tra i soggetti privilegiati dall’artista venezuelano. Spesso la Galleria Continua espone le sue opere su leggii metallici o supporti che ricordano quelli di una biblioteca o di un archivio. Questo rafforza l’idea che si stia guardando un “documento” o la pagina di un libro, quando in realtà è un dipinto ad olio. Araujo se pur giovane ha trovato il modo di costruirsi da tempo una carriera internazionale. Oggi l’artista vive e lavora a Lisbona, e le sue opere sono presenti nelle collezioni dei musei più prestigiosi al mondo, tra cui spiccano: Tate Modern (Londra), MoMA (New York), Guggenheim Museum (Abu Dhabi). Dal punto di vista del mercato dell’arte e del collezionismo, Juan Araujo è considerato un “blue chip”. Il termine “blue chip” deriva originariamente dal gergo finanziario, dove indica le azioni delle società più solide, stabili e affidabili. Nel mercato dell’arte, questo appellativo viene traslato per descrivere artisti che hanno raggiunto un livello di riconoscimento istituzionale e commerciale consolidato.

Araujo gode di una stabilità di mercato invidiabile. Non è un artista soggetto a mode passeggere e la sua crescita è costante.  Juan Araujo è l’acquisto ideale per chi vuole unire l’amore per la pittura classica alla teoria contemporanea.

Collezionare Araujo significa possedere un pezzo di storia dell’arte e dell’architettura filtrato attraverso una sensibilità pittorica straordinaria. In un mondo saturo di immagini urlate, Araujo sceglie il silenzio del frammento. La calma deriva dalla sua capacità di fermare il tempo: l’artista invita lo spettatore a un’osservazione lenta, quasi meditativa. Non c’è azione, c’è solo la vibrazione della luce sulla superficie e la raffinatezza della materia.

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