
Nella sfavillante temperie culturale della Fin de Siècle viennese, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) di Gustav Klimt si erge come un monumento alla bellezza, all’erudizione e all’inquietudine di un’epoca al vertice del suo splendore. Ritornare su capolavori di questa magnitudo su CollezionArti non rappresenta un semplice esercizio di storiografia dell’arte, bensì un viaggio nell’anima del collezionismo privato e nella memoria drammatica del Novecento.
Chi era Adele Bloch-Bauer e dove viveva a Vienna
Nata a Vienna nel 1881, Adele Bauer era figlia di Moritz Bauer, potente direttore del Wiener Bankverein (Unione Bancaria Viennese) è stata una delle principali banche d’affari dell’Impero Austro-Ungarico prima e della Repubblica d’Austria poi. Cresciuta nell’opulenza e nel rigore della borghesia ebraica, Adele si distinse fin da giovanissima per un temperamento anticonformista, un’intelligenza vivida e una salute fragile, segnata da un’incurabile emicrania cronica e dalla prematura perdita dei suoi figli.
Nel 1899, a soli diciotto anni, sposò Ferdinand Bloch, facoltoso barone e magnate dell’industria saccarifera. Non fu un matrimonio d’amore ma d’affari. In un gesto di profonda unione affettiva e sociale, entrambe le famiglie decisero di unire i propri cognomi, diventando i Bloch-Bauer.
La coppia risiedeva in un sontuoso palazzo nel cuore di Vienna, al numero 18 di Elisabethstraße, a pochi passi dalla celebre Ringstraße. La loro dimora divenne ben presto uno dei salotti intellettuali e artistici più prestigiosi della capitale asburgica, frequentato da Gustav Mahler, Richard Strauss, Stefan Zweig e dallo stesso Gustav Klimt. Adele fu l’unica donna a cui il maestro viennese dedicò due ritratti ufficiali su tela (Ritratto I del 1907 e Ritratto II del 1912). L’interno del palazzo tutelato come bene storico e architettonico oggi è stato convertito in spazi adibiti a uffici aziendali, studi professionali e spazi commerciali in affitto.
Adele si spense prematuramente nel 1925, a soli 43 anni, a causa di una meningite, lasciando nel marito un vuoto incolmabile e una collezione d’arte e porcellane trasformata in un vero e proprio tempio memoriale.



La collana scomparsa di Adele: da regalo di nozze a bottino nazista

Un dettaglio fondamentale presente nel Ritratto di Adele Bloch-Bauer I è la sfarzosa collana girocollo tempestata di diamanti che la donna indossa con regale delicatezza. Realizzata dai più raffinati orafi viennesi, questa parure era il regalo personalizzato che Ferdinand Bloch-Bauer aveva donato alla giovane sposa.
Nel marzo del 1938, con l’Anschluss e l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, Ferdinand Bloch-Bauer fu costretto a fuggire in Svizzera, mentre l’intero patrimonio familiare venne confiscato e sistematicamente saccheggiato dal regime.
Il destino della celebre collana si intreccia con i vertici del Terzo Reich: il maresciallo Hermann Göring si appropriò del gioiello di Adele e ne fece dono a sua moglie, l’attrice Emmy Sonnemann (Emmy Göring). Prima di legarsi al gerarca nazista, Emmy Sonnemann cavalcava i palcoscenici teatrali. Con il matrimonio, tuttavia, la sua vita cambiò radicalmente: divenne a tutti gli effetti la “prima donna” del Terzo Reich, regina incontrastata di gran galà e ricevimenti di Stato. Una figura appariscente e vanitosa, celebre per la disinvoltura con cui esibiva pellicce sfarzose, opere d’arte rapite ai legittimi proprietari e gioielli d’inestimabile valore. Tra questi, spicca proprio la parure di Adele: secondo le cronache e i resoconti dell’epoca, la celebre collana fu vista per l’ultima volta risplendere proprio sul decolleté di Emmy durante una prima a teatro nella Berlino.
Il ritratto di Adele Bloch-Bauer I

L’elemento di rottura linguistica dell’opera risiede nella compenetrazione tra figurazione e decorativismo. Il viaggio di Klimt a Ravenna nel 1903 rimase impresso nell’immaginario dell’artista: i mosaici bizantini della Basilica di San Vitale gli offrirono la chiave di volta per superare il naturalismo accademico. La figura di Adele è quasi interamente assimilata al fondo aureo. Solo il volto, i capelli neri, le mani e le spalle emergono con un modellato incarnato tenue e quasi etereo. Sulla veste di Adele e sullo sfondo piatto si susseguono motivi geometrici carichi di valenze archetipiche: l’occhio di Horo, triangoli, spirali e quadrettature della Wiener Werkstätte. Le mani di Adele, incrociate sul petto in una postura quasi ieratica, tradiscono la sua naturale reticenza nell’esibire una malformazione a un dito, trasformando un dettaglio anatomico in un gesto di profonda eleganza.
La restituzione dell’opera e il film Woman in Gold



La storia del Ritratto di Adele Bloch-Bauer I oltrepassa la tela per farsi dramma storico e giudiziario. Durante l’occupazione, l’opera fu ribattezzata dai nazisti Die Frau in Gold (“La donna in oro”) nell’intento ideologico di cancellare l’identità ebraica della modella e legittimare la sua permanenza presso la Galerie Belvedere di Vienna.
La restituzione dell’opera nel 2006 alla nipote ed erede Maria Altmann, al termine di una complessa e storica battaglia giudiziaria contro lo Stato austriaco, ha rappresentato una pagina fondamentale per la tutela dei diritti collezionistici. Acquistata da Ronald Lauder per la Neue Galerie di New York per 135 milioni di dollari, l’opera ha ritrovato il suo nome originale benchè sia stata portata via dalla sua terra d’origine.
Questa straordinaria odissea umana e legale ha trovato una celebre trasposizione cinematografica nel film “Woman in Gold”, uscito nelle sale nel 2015 con la regia di Simon Curtis.
Il cast principale ripercorre con commovente precisione la battaglia giudiziaria contro il governo austriaco:Helen Mirren interpreta la volitiva Maria Altmann da anziana; Ryan Reynolds veste i panni del giovane avvocato E. Randol Schoenberg;Tatiana Maslany interpreta Maria Altmann nei flashback della sua giovinezza a Vienna; Daniel Brühl interpreta Hubertus Czernin, il giornalista investigativo austriaco; Katie Holmes nel ruolo di Pam Schoenberg a moglie di E. Randol Schoenberg, il celebre avvocato statunitense che ha guidato la battaglia legale di Maria Altmann per la restituzione dei quadri di Klimt.
Gli enigmi sospesi: che fine ha fatto la collana di Adele?
Se la tela di Klimt ha infine ritrovato la luce e la propria collocazione d’onore, lo stesso non si può dire per la mitica collana di diamanti, avvolta da decenni in un velo di fitto mistero.
L’ultima traccia documentata resta l’apparizione al collo di Emmy Göring a Berlino. Poi, il silenzio. Questo enigma solleva oggi interrogativi affascinanti per storici e collezionisti.
È possibile che la collana sia sopravvissuta intatta alle macerie della Germania nazista e alle concitazioni del dopoguerra? È stata trasferita all’estero? Seguendo le rotte di fuga di molti gerarchi, la collana potrebbe essere finita al sicuro nei caveau di qualche collezionista privato in Sud America o in una banca svizzera?
O prevale l’ipotesi più verosimile dello smembramento? Essendo un pezzo unico e immediatamente riconoscibile grazie all’immortalazione nel Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, la parure è stata verosimilmente smembrata nelle sue singole pietre per far sparire le tracce del saccheggio?
Interrogativi destinati forse a rimanere insoluti, mentre la collana di Adele continuerà a risplendere intatta nell’etere dorato del capolavoro di Klimt.
