Se la prima serata delle grandi aste stagionali serve a fare i titoli sui giornali con i record da capogiro, è la seconda tornata quella che fotografa il polso reale del mercato dell’arte contemporanea. È qui che i collezionisti si contendono i lotti intermedi, ed è qui che si capisce dove sta andando davvero l’interesse di chi compra per la propria collezione.
Ieri si è chiusa l’attesa sessione diurna da Sotheby’s, portando a casa un totale solido di 108 milioni di dollari, con il 93% dei lotti venduti. Nessun fuoco d’artificio ma tanta sostanza. E per noi c’è una nota di grande interesse: i grandi maestri italiani del Dopoguerra e il comparto analitico si sono fatti valere.
Eppure, dietro la fredda cronaca dei numeri, l’impressione che si ricava da queste sessioni, sia oltreoceano sia guardando ai cataloghi italiani pronti a passare sotto il martelletto a fine mese impone una riflessione più profonda sul nostro tempo.
Quando il mercato globale cerca certezze, i collezionisti internazionali si rifugiano nella solidità del nostro Novecento. La qualità e la provenienza ieri hanno pagato regolarmente. Una splendida composizione di Afro Basaldella ha confermato il suo status di artista dal valore consolidato, superando la stima massima e venendo aggiudicata a 420.000 dollari, segno che il mercato riconosce il valore museale della sua astrazione. Subito dietro, una superficie segnica di Giuseppe Capogrossi degli anni Cinquanta ha trovato rapidamente un compratore a 280.000 dollari, ribadendo una tenuta di prezzo invidiabile. C’è una costante attenzione per quel segmento del Novecento che unisce rigore geometrico e valore storico. Le tele ritmiche di Giorgio Griffa hanno registrato aggiudicazioni solide intorno ai 95.000 dollari, mentre la pittura di luce di Riccardo Guarneri continua a raccogliere l’interesse di un collezionismo colto che preferisce la consistenza storica alle mode passeggere.
Sul fronte internazionale, la sessione ha confermato il trend di un mercato più riflessivo e meno incline alle speculazioni selvagge sui giovanissimi. Il pezzo forte della giornata è stato Girl in Mirror di Roy Lichtenstein, aggiudicato a 6,22 milioni di dollari, a dimostrazione che i capisaldi della Pop Art rimangono il perfetto bene rifugio. Se alcuni nomi di punta del contemporaneo asiatico hanno fatto ottimi numeri (come l’estetica raffinata di Yu Nishimura a 998.400 dollari), molti artisti under 35 “di moda” fino a sei mesi fa sono rimasti invenduti. Il collezionista oggi preferisce aspettare anziché strapagare.
Inutile girarci intorno: guardando i risultati di ieri viene spontaneo fare un passo indietro e osservare il quadro generale. Siamo immersi in una crisi economica globale complessa, fatta di inflazione, incertezze geopolitiche e difficoltà quotidiane che toccano quasi tutti i settori produttivi. Eppure, le sale d’asta continuano a macinare milioni con una naturalezza disarmante.
La verità che queste tornate ci mettono davanti, con sommessa ma implacabile evidenza, è che la liquidità globale non è sparita; ha semplicemente cambiato indirizzo, concentrandosi in pochissime mani che vedono nell’arte la fortezza ideale in cui proteggersi.
Mentre l’economia reale rallenta, i grandi patrimoni si muovono per accaparrarsi i pezzi giusti. Non è solo amore per l’estetica: è la conferma che l’arte visiva, oggi più che mai, racconta in controluce, con quel distacco quasi aristocratico che le appartiene, una polarizzazione economica che non accenna a diminuire. I soldi ci sono, sono tanti, e cercano rifugi sicuri e tangibili. È un fenomeno che va letto tra le righe, ma che delinea chiaramente i confini di un mondo che corre su binari completamente separati da quelli della quotidianità.
La seconda tornata di Sotheby’s ci restituisce un mercato dell’arte contemporanea decisamente più maturo e selettivo. Per chi compra con la testa guardando alla solidità della storia dell’arte, questo resta un momento eccezionale per muoversi. Mascherare lo stridore di un mondo che viaggia, inevitabilmente, a due velocità opposte sarebbe impossibile, e forse ingenuo.
Il mercato risponde con solidità: i verdetti dell’asta milanese di Sotheby’s
