
Nel vasto mosaico del collezionismo d’arte vittoriana e post-vittoriana, accade spesso di imbattersi in figure di confine, autrici capaci di coniugare una formidabile biografia familiare con un percorso pittorico del tutto autonomo. È il caso di Kate Perugini (nata Catherine Elizabeth Macready Dickens, 1839-1929), ultimogenita del celebre scrittore Charles Dickens.
La sua figura, emersa con forza nelle ricerche storiche e d’archivio di stampo divulgativo-accademico, offre al collezionista contemporaneo una chiave d’accesso privilegiata a un’epoca di transizione estetica, sospesa tra il rigore naturalista e i fermenti delle avanguardie inglesi. Ma come si muove il mercato e la geografia delle sue opere all’interno delle collezioni private e dei circuiti d’asta?
Dalle stanze di Dickens alle aule del Bedford College
Crescere in un ambiente intriso di fermento culturale e teatrale come quello di casa Dickens ha segnato indelebilmente la formazione di Kate. Non si trattò soltanto di posare o recitare nelle produzioni amatoriali del padre (come nella celebre messa in scena del 1857 de The Frozen Deep davanti alla Regina Vittoria), ma di ricevere un’educazione artistica rigorosa e pionieristica. A soli dodici anni, il padre la iscrisse al Bedford College, il primo istituto non confessionale nel Regno Unito dedicato all’istruzione superiore delle donne.
Questo retroscena d’archivio ci restituisce il ritratto di una donna formidabile: diplomata a pieni voti, Kate perfezionò la sua tecnica tra Parigi (seguendo anche lezioni di lingua italiana dal patriota esiliato Daniele Manin) e Londra. La sua cifra stilistica si concentrò con forza sulla pittura di figura, sui ritratti, con una particolare e raffinata predilezione per i volti di fanciulle e bambini, e sulle scene di genere. Una produzione che dimostra una freschezza formale capace di superare agilmente il naturalismo accademico dei preraffaelliti, pur dialogando strettamente con essi. Non a caso, sposò in prime nozze l’artista e autore preraffaellita Charles Allston Collins (fratello di Wilkie), e in seconde nozze l’artista napoletano Charles Edward Perugini.



Dinamiche di mercato, aste inglesi e tracciabilità delle collezioni
Il mercato e la traiettoria collezionistica delle opere di Kate Perugini sono prettamente britannici, radicati nel tessuto delle grandi case d’asta londinesi e regionali (come Sotheby’s, Christie’s, Bonhams e Andrew Smith & Son). I suoi dipinti a olio, incentrati sulla figura e spesso firmati con il caratteristico monogramma “KP”, compaiono sul mercato con una certa rarità, offrendo agli studiosi e agli acquirenti una tracciabilità affascinante attraverso le etichette storiche e i cataloghi di provenienza.
I canali e le stime d’asta: nelle sessioni dedicate all’arte britannica del XIX secolo, i lavori di formato medio o i raffinati ritratti registrano regolarmente passaggi di mano con stime che oscillano mediamente tra le 5.000 e le 15.000 sterline (con punte di mercato che, per opere particolarmente strutturate che hanno toccato cifre superiori). Piccole opere su carta o studi legati all’immaginario letterario e familiare, emergono occasionalmente anche in circuiti d’asta di nicchia con valutazioni più accessibili.
Le collezioni e le provenienze d’archivio: rintracciare la storia di alcune di queste tele permette di mappare precise reti di collezionismo privato inglese. Ad esempio, dipinti passati da Sotheby’s (come il Portrait of a young lady battuto nel 1968 e poi riproposto da Bonhams) portano con sé una storia espositiva documentata, transitando da collezioni storiche alla Whitechapel Art Exhibition di Londra. Allo stesso modo, opere come A Cottage Rose (battuta da Andrew Smith & Son) conservano sul retro etichette originali che testimoniano il passaggio di mano tra gli eredi e i collezionisti specialisti del settore.
Il “doppio binario” collezionistico: il collezionista che punta su Kate Perugini si muove su un doppio binario. Da un lato attrae i cultori della pittura vittoriana, della figura e delle filiazioni preraffaellite; dall’altro intercetta i collezionisti di memorabilia e beni di discendenza dickensiana, che vedono nell’opera della figlia minore (ritratta a sua volta da giganti come Sir John Everett Millais nel celebre dipinto del 1880) un legame intimo e tangibile con il mito di Charles Dickens.
Perché inserire Kate Perugini in collezione
Scegliere di portare in collezione un’opera firmata da Kate Perugini significa sottrarsi alla logica dei grandi nomi inflazionati per abbracciare una storia di talento puro e di emancipazione. Le sue tele di figura e i suoi ritratti ci parlano di una donna che ha saputo lottare per il riconoscimento professionale femminile (ricordiamo la sua firma nella petizione del 1883 per aprire i corsi della Royal Academy School anche alle donne), lasciando un segno indelebile nella storia dell’arte inglese. Un pezzo da veri intenditori, perfetto per chi cerca nella propria raccolta non solo il pregio estetico, ma la densità e la certificazione di un racconto d’archivio autentico.
