
Concetto Pozzati (Vò 1935- Bologna 2017). Intellettuale raffinato e figura chiave nel panorama dell’arte italiana, Pozzati ha costruito un ponte unico tra la retorica della Pop Art e la profondità dell’introspezione propria della cultura europea, senza mai lasciarsi imprigionare in facili etichettature. È stato uno di quegli artisti con la sensibilità di arrivare ad un esito formale un momento prima del suo tempo.
Oggi, a distanza di qualche anno dalla sua scomparsa, la sua figura sta vivendo una fase di profonda riscoperta, rendendolo uno dei nomi più interessanti da monitorare per chi guarda all’arte anche con occhio all’investimento. Protagonista indiscusso della complessa e variegata stagione Pop italiana (con Mario Schifano, Mimmo Rotella, Tano Festa, Franco Angeli, Enrico Baj e Giosetta Fioroni), Pozzati ha trasformato a suo modo l’oggetto quotidiano in un’icona metafisica. Se negli anni Sessanta le sue pere monumentali e i suoi smalti brillanti hanno sfidato l’estetica del consumo, è nel rigore degli anni Settanta che l’artista ha consolidato, a nostro parere, il suo posto nell’arte del Novecento.
Nelle sue opere degli anni ’60 e ’70, Pozzati utilizza il montaggio, l’accostamento e la ripetizione per costringere l’osservatore a guardare l’oggetto non per quello che è, ma per quello che evoca. È una pittura di pensiero, dove la tecnica impeccabile serve a creare un senso di sospensione in una dimensione quasi teatrale. Diceva Concetto Pozzati “Non dipingo l’oggetto, dipingo la distanza che mi separa dall’oggetto.”
Oggi, collezionare Pozzati significa mettere in archivio un pezzo di quella “resistenza pittorica” che ha saputo dialogare con i grandi maestri del passato senza mai perdere la voce del proprio tempo. Con un mercato in fase di forte riscoperta e una critica internazionale che ne sta rileggendo lo spessore filosofico, puntare sulle sue opere storiche è, più che una scommessa, una scelta di lungimiranza.
Investire oggi in Concetto Pozzati significa puntare su un artista storicizzato con un curriculum istituzionale immenso (cinque partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1964 in cui è presenta anche a Documenta di Kassel, 1972, 1982, 2007 e 2009), ma che presenta ancora margini di crescita rispetto ad altri esponenti della sua generazione. Il mercato premia particolarmente le opere degli anni ’60 e primi ’70, e ai cicli delle icone quotidiane (le pere o le rose). Anche la produzione degli anni ’80 e ‘90, più densa e pittorica, sta attirando forte interesse nel ciclo degli “Impossibili paesaggi quasi dal vero”. Le sue tecniche miste su carta e i suoi collage sono estremamente ricercati per la loro capacità di mostrare il processo creativo dell’artista.
Essendo presente nei principali musei (dal MAMbo di Bologna al Museo magi ‘900 di Pieve di Cento), il rischio di svalutazione si va attenuando. La gestione dell’Archivio Concetto Pozzati assicura inoltre la tutela e la corretta autenticazione delle opere, elemento fondamentale anche ai fini dell’investimento in arte. Allo stato attuale l’attenzione si sta concentrando sui decenni di attività fino alla prima metà degli anni Novanta. Opere Storiche (Anni ’60 – ’70): le tele iconiche o le tecniche miste di grandi dimensioni di questo periodo hanno visto le stime salire costantemente; in modo repentino negli ultimi mesi. Oggi, per un’opera importante, le aggiudicazioni superano facilmente i €20.000, con punte superiori per i lavori pubblicati o esposti in Biennale. Produzione Anni ’80 – ’90: qui si trova il “cuore” dell’opportunità attuale. Opere di ottima fattura (come il ciclo degli Impossibili Paesaggi) si muovono tra i €2.500 e i €6.000 per lavori di piccole dimensioni. Sono cifre destinate a essere ricordate come “affari”, tra pochi anni.
Le aste del 2025 e l’inizio del 2026 hanno confermato un aumento della percentuale di lotti venduti, segno che la domanda sta superando l’offerta. Non va trascurato che diversi soggetti presenti nel mercato (anche attivi nella vendita televisiva e on line) dell’arte nazionale stanno presentando con assiduità le opere di Pozzati (in particolare le più vecchie), arrivando ad un pubblico vasto e influenzandone inevitabilmente il trend di scelte e vendite. Acquistare adesso può ancora consentire buoni affari prima che l’attenzione internazionale (alimentata dalle recenti mostre come quella a Casa Morandi a Bologna nel 2026) sposti i prezzi verso una fascia superiore. I tempi delle svalutazioni della fine degli anni Novanta e degli anni Duemila sembrano fortunatamente essere lontani. Ci si augura che venga fatto anche ordine nel mercato e nella critica, evitando reazioni schizofreniche, nella speranza che ciò non generi due velocità nella considerazione mercantile dell’autore.

