
Possiamo dirvi che per noi oggi vale la pena collezionare arte, se fatto però con consapevolezza.
In un ambito così incredibilmente ricco di sfaccettature, la risposta può voler dire tutto o niente ma come al solito proviamo a valutare quanto diciamo sulla base di alcuni riscontri. Esistono collezionisti e collezionismi e nel tempo ci siamo resi conto che sono molti e diversi. Intanto alla base di tutto: cosa fa un collezionista? Di base preserva una narrazione di pensiero che ha radici profonde nel tempo.
Vale la pena collezionare arte per questo? La risposta indubbiamente è si!
Ci sono poi le estremizzazioni che distraggono. Talvolta collezionare arte può divenire malattia che porta a compiere scelte insensate pur di aver una determinata opera.
Vi sono poi collezionisti d’arte in cui prevale il desiderio di fare “l’affare immediato” per poter possedere “un nome”.
Altre forme di collezionismo vivono di semplice accumulo: specializzato quando va bene e compulsivo quando va male.
Anche chi acquista per mero investimento non segue la giusta strada, se spera solo di veder rivalutato il proprio acquisto dal punto di vista economico.
Se però Banca Ifis decide di realizzare un progetto culturale in sinergia con l’Accademia di Brera e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma per acquistare molte opere, rilevare e trasformare lo studio e l’abitazione di Mario Ceroli in una casa-museo, indubbiamente non ci ha visto solo un’operazione filantropica. Banca Ifis poi non è l’unica ad aver investito ed investire in arte. In molte delle nostre librerie ci sono cataloghi che pubblicano le collezioni d’arte di proprietà delle banche. Ci siamo convinti nel tempo che nei collezionisti tutti questi aspetti convivono, ma lo fanno in forma oculata e concreta.
Affidarsi ad un professionista di sicuro giova, almeno per non farsi tentare troppo dall’affermazione di uno status che vuole quel dato artista o corrente artistica appesa al muro, per essere “di moda” globalmente o peggio localmente.
Ma anche farsi seguire non è sufficiente. Molto conta la preparazione del collezionista, che è insieme tecnica e per certi versi precorritrice. L’acquisto richiede un occhio attento, attraverso una competenza che si affina nel tempo studiando sui libri e frequentando i luoghi dell’arte (gallerie, musei, fiere, esposizioni, case d’asta, archivi).
Occorre vedere molto e conoscere molto. Certo che è importante comprare ciò che piace: interessa all’occhio e fa stare bene, ma è anche importante difendersi dai giochi dei prestigiatori di settore e concentrarsi su ciò che di più serio il proprio piacere può incontrare. Per far questo torniamo al nostro vecchio adagio: la serietà della gestione dell’artista conta quanto il talento. Occorre essere informati sulle storie degli artisti ed il loro inserimento museale, essere informati su come l’artista difende il buon nome del proprio lavoro e come tutela coloro che hanno investito sul suo lavoro; visionare i risultati d’asta e mai mai smettere di cercare notizie anche sugli emergenti!
Giuseppe Panza di Biumo (Milano 1923-Milano 2010) collezionista d’arte fra i più importanti dell’arte contemporanea, disse “…non ho mai creduto nella fortuna. Anche ai miei esordi come collezionista facevo scelte difficili: da tutti, o quasi da tutti rifiutate”. Panza di Biumo aveva di certo un potere economico in grado di attirare attenzioni solo perché determinati artisti li aveva lui in collezione, ma possiamo affermare che per molti artisti ci aveva visto giusto ben prima che diventassero di fama internazionale con inserimenti museali, critici e spesso anche di mercato.
Conoscere e confrontarsi aiuta nell’essere convinti delle proprie scelte anche quando inizialmente si pensa di andare contro corrente, dimostrando che un bravo collezionista deve anche saper attendere!
Mai come in arte ci sembra che la conoscenza del passato sia in grado di prefigurare gli scenari futuri.