
Il collezionismo d’arte si esprime attraverso dinamiche differenti, così come esistono infiniti modi di raccogliere e catalogare la bellezza. Quando parliamo di grandi collezioni storiche, però, facciamo inevitabilmente riferimento a vicende umane capaci di segnare la storia del gusto e di scardinare molti dei nostri pregiudizi sui confini dell’arte moderna.
Quando pensiamo all’arte contemporanea, la nostra mente viaggia spesso tra installazioni multimediali e provocazioni concettuali. Eppure, le radici di quella che oggi chiamiamo “sensibilità contemporanea” fatta di contaminazioni, ossessioni identitarie e riscritture culturali affondano proprio negli ultimi decenni dell’Ottocento, un’epoca in cui collezionare significava ridisegnare il mondo.
Un esempio lampante di questa transizione è l’inarrestabile passione per l’Oriente e il Nordafrica che travolse l’Europa in quel periodo. Non si trattava di semplice archeologia, ma di una vera e propria estetica globale che ridefinì il collezionismo, l’arredamento e persino il paesaggio urbano.
A ricordarcelo, oggi, è una mostra raffinatissima ospitata nelle Scuderie del Castello di Miramare a Trieste: “Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”.
Il fascino dell’antico nelle collezioni di Miramare
Prima di essere l’imperatore del Messico andato incontro a una fine drammatica immortalata tra l’altro da Édouard Manet nel suo celeberrimo dipinto sulla fucilazione, il giovane arciduca Massimiliano è stato un viaggiatore instancabile e un collezionista vorace. Il suo viaggio in Egitto nel 1855 diede il via a un’autentica ossessione, i cui frutti fanno parte integrante della storia e del percorso di Miramare.
Il simbolo indiscusso e più spettacolare di questo legame è senza dubbio la celebre Sfinge in granito. A differenza di altri reperti, lei non si è mai mossa: è posizionata sul molo del porticciolo di Miramare da sempre ed è sempre rimasta lì, a sfidare i venti e la bora, fondendo l’antico mito egizio direttamente con l’orizzonte del Mare Adriatico.

Tra reperto e “invenzione”: i tesori in mostra
La mostra temporanea permette di riscoprire da vicino la ricchezza delle opere e degli oggetti d’arte egizia che appartengono storicamente all’universo di Miramare. Il percorso espositivo rivela un insieme affascinante tra pezzi di importanza archeologica inestimabile e creazioni ottocentesche, specchio del gusto dell’epoca.
Tra i reperti autentici dell’antichità, quello che forse sorprende e rapisce più di tutti il visitatore è lo straordinario sarcofago con involucro e mummia dell’, incensatore del tempo di Amon Pa-se-en-hor, databile tra il 1070 a.C. e il 715 a.C.
Un pezzo che da solo porta nelle sale la complessità spirituale e la sacralità artistica del rito d’oltretomba.
Ma questo è solo un esempio tra i tanti capolavori emersi dal passato:
Un meraviglioso e finissimo pendente a forma di uccello Ba in volo, risalente al Periodo Tardo (IV-III secolo a.C.), realizzato in un magico accostamento di oro, lapislazzuli e turchese.
Una preziosa statuetta del dio Osiride in oro (IX-VIII secolo a.C.), che poteva essere portata al collo come amuleto.
Un eccezionale fermaglio per capelli a spirale (o anello) con testa di serpente in oro, risalente al Periodo Imperiale Romano (I secolo d.C.); Vari e iconici amuleti protettivi, tra i quali spiccano gli immancabili e finemente scolpiti scarabei. La grande e maestosa statua di Sobekemsaf in granodiorite, risalente al Medio Regno (XIII dinastia, 1700 a.C. circa). Un maestoso falco in posizione eretta del periodo tolemaico, in granito grigio chiaro, l’enigmatico avampiede destro di una statua colossale (2000-1100 a.C. circa), la mummia di gatto, i tradizionali vasi canopi e diverse statuette bronzee.
Accanto a questi tesori millenari, la collezione include straordinari oggetti realizzati nella metà dell’Ottocento (intorno al 1850-1855) in pietra calcarea, che testimoniano il desiderio di “possedere” l’Egitto anche attraverso la riproduzione: un elegante modello di obelisco, una statua di faraone colto nel passo e la copia di una stele con un’iscrizione di fantasia, che dimostra come il collezionismo ottocentesco cercasse l’evocazione poetica prima ancora del rigore filologico.



Il cortocircuito storico e la visione museale
A dare una testimonianza emozionante di come questa collezione fosse parte integrante della vita quotidiana del castello interviene un documento eccezionale esposto in mostra: una bellissima fotografia storica scattata da Giuseppe Malovich tra il 1863 e il 1865 circa. L’immagine ritrae l’interno della biblioteca del Castello di Miramare, aguzzando la vista tra gli arredi dell’epoca, si notano chiaramente alcuni dei reperti oggi esposti nelle Scuderie. Una prova straordinaria del fatto che questi oggetti non erano semplici “pezzi da magazzino”, ma preziosi elementi d’arredo che coabitavano con i libri, i pensieri e le giornate triestine di Massimiliano.
A confermare l’anima progettuale e modernissima di Massimiliano c’è poi il celebre modello in pietra calcarea dell’altopiano di Giza (1850 circa), che riproduce con dovizia di particolari la piramide di Cheope e l’intero complesso. Con ogni probabilità un dono del console generale imperiale regio Christian v. Huber. Questo modello non era pensato per l’intimità di un salotto: l’Arciduca intendeva esporlo nel museo che aveva progettato di realizzare proprio all’interno del Parco del Castello di Miramare. L’oggetto usciva dalla dimensione privata per farsi strumento didattico e installazione ambientale, anticipando dinamiche espositive incredibilmente contemporanee.



L’Oriente in giardino e nel salotto: un gusto totale
L’aspetto più contemporaneo di questo fenomeno è la sua pervasività. L’Egitto e l’Oriente entravano prepotentemente nella vita quotidiana, anticipando il concetto di “design totale”.
I palazzi della fine dell’Ottocento si riempivano di “salotti moreschi”, fumoir turchi, tessuti damascati e bronzi. Il collezionismo diventava scenografia della propria identità.
Nei primi del ‘900, l’introduzione delle palme nei giardini europei o la progettazione di serre esotiche (la stessa serra del Parco di Miramare rispondeva a questa sensibilità) rifletteva la necessità di camminare fisicamente dentro un miraggio orientale.
Il catalogo della mostra
Curata da importanti accademici (co-organizzata con il Kunsthistorisches Museum di Vienna e con il contributo del Museo Egizio), la mostra è accompagnata da un ricco catalogo scientifico, un volume prezioso per ogni collezionista che approfondisce il mercato antiquario dell’epoca e il “dietro le quinte” di una raccolta nata sotto il segno dell’esotismo.
Perché parlarne su Collezionarti?
Parliamo di questa mostra perché il collezionismo di Massimiliano d’Asburgo, con i suoi pezzi autentici accostati a copie moderne e iscrizioni di fantasia, è il perfetto antenato del collezionismo contemporaneo. Oggi gli artisti e i curatori lavorano costantemente sulla decontextualizzazione e sull’ibridazione tra vero e falso, copia e originale.
Massimiliano faceva esattamente questo, trasformando Miramare in uno spazio concettuale in cui la storia del mondo poteva essere riscritta e contemplata di fronte all’Adriatico.
Se siete a Trieste, le Scuderie di Miramare vi aspettano per un viaggio nel tempo che, paradossalmente, vi parlerà moltissimo del nostro modo attuale di desiderare, accumulare e amare l’arte.
Info utili per i lettori di Collezionarti:
- Mostra: Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna
- Sede: Scuderie del Castello di Miramare, Trieste
- Date: Aperta fino al 1° novembre 2026
