
Gerolamo Etro. A Love Affair. Dalla collezione all’asta
Nel considerare la dispersione d’una grande collezione privata, il primo impulso dello studioso è spesso quello di tracciare un inventario o di categorizzare le opere secondo rigidi criteri di storia dell’arte. Eppure, di fronte al catalogo dell’incanto Gerolamo Etro – A Love Affair (Asta 794, Il Ponte Casa d’Aste, Palazzo Crivelli, Milano), mi rendo conto che un simile approccio finirebbe per tradire la natura stessa dell’insieme. Ciò che Girolamo detto “Gimmo” Etro ha edificato nell’arco di cinquant’anni non è una fredda sequenza di acquisti, bensì una vera e propria poetica dello sguardo: un’architettura interiore dove l’oggetto d’arte cessa di essere mero bene materiale per farsi testimonianza viva, memoria e strumento di conoscenza.
Osservando l’insieme delle opere e degli arredi riuniti in questa collezione in gran parte acquisiti nel tempo presso le maggiori case d’aste internazionali, quello che mi colpisce in modo quasi folgorante è un’atmosfera distintiva: l’evocazione profonda e inconfondibile di quei classici club inglesi e circoli sportivi tradizionali che si scorgono nei film, come i blasonati golf club o i circoli ippici d’oltremanica. Vi risuona quell’inconfondibile gusto English Country House, dove l’eleganza non è mai rigida ostentazione, bensì una colta stratificazione di passioni: la vita all’aria aperta, la nobiltà delle tradizioni equestri, il rito della caccia, il calore dei legni patinati e la preziosità discreta degli argenti.
La dimensione dei private club inglesi. Il rito del cavallo, della caccia e dell’argento nella collezione Etro
È proprio nella sezione legata alla vita all’aria aperta e ai suoi riti che questo spirito da circolo britannico trova la sua espressione più pura e viscerale.
Esaminando le consolle e i tavoli presenti in catalogo, la presenza del metallo prezioso evoca immediatamente le vetrine dei trofei di un esclusivo circolo di golf o di un club ippico d’altri tempi. La ricca collezione di coppe trofeo, calici e vasi rituali in argento punzonato (risalenti ai secoli XIX e XX) porta con sé l’eco di antiche competizioni e sfide sportive. Vi si legge il profondo legame con il mondo equestre e con la caccia: un immaginario che ha fornito linfa vitale non solo al collezionismo di Gimmo Etro, ma all’identità stessa della maison, da sempre votata alla nobiltà dei tessuti e alla tradizione della selleria.
La quadreria: tra ritrattistica, pittura di genere ed eleganza d’epoca
Questo gusto anglosassone e aristocratico prosegue idealmente nella selezione della quadreria, i cui soggetti sembrano scelti proprio per decorare le pareti di un elegante club d’oltremanica o di una casa di campagna.
Risalta la splendida tela del pittore danese Erik Ludvig Henningsen (La passeggiata del mattino, 1911), ove la compostezza formale delle figure a cavallo lungo il viale alberato restituisce appieno il fascino delle mattinate nei parchi patronali. Un fascino particolare emana dal ritratto di dama elegante con cane, olio su tela d’inizio Novecento raffigurante una figura femminile in raffinato abito bianco, cappello con piuma e cagnolino al guinzaglio. L’opera incarna quella grazia aristocratica e quell’attenzione al dettaglio sartoriale che dialogano perfettamente con l’immaginario britannico.
La selezione pittorica comprende un ricco nucleo di dipinti ad olio, ritratti d’epoca e scene d’interno in cui il motivo del tessuto, del drappeggio e del colore diventa protagonista, integrandosi con sobria raffinatezza nell’architettura degli spazi.
L’etno-antropologia dello sguardo e il fascino della fotografia storica
L’esplorazione dell’immagine prosegue nella sezione della collezione dedicata alla fotografia storica d’oltreoceano, dove risalta una coppia di stampe d’epoca ai sali d’argento raffiguranti Nativi Americani di etnia Apache.
Anche in questo caso, l’interesse per i nativi si colloca in quella grande tradizione nordeuropea e britannica di documentazione antropologica e passione per i viaggi d’esplorazione. Nella rigorosa impaginazione chiaroscurale di questi ritratti con la nitida documentazione dei mantelli, delle fasce decorative e delle acconciature tradizionali si scorge la medesima curiosità filologica che ha nutrito per decenni la ricerca stilistica di Etro.



La grammatica della luce. Tra fantasia neomedievale e rigore industriale
Un altro elemento tipico del collezionismo colto è la capacità di accostare con disinvoltura epoche e stili diversi, creando cortocircuiti visivi di grande fascino. L’illuminazione ne offre un esempio emblematico.
Tra i lotti spicca un singolare lampadario a sospensione in lamiera di rame traforata (1960 circa), conformato come una vera e propria fortezza medievale quadriangolare, coronata da quattro torri e impreziosita da finissimi stipiti dorati. È un’opera d’arte applicata di spiccata suggestione scenografica che richiama le fantasie neogotiche di certe dimore vittoriane.
A questo sognante racconto fa da contrappunto un pezzo di pura archeologia industriale: il faro cinematografico da studio Janiro (1950-1970 circa), in metallo cromato con alette orientabili (barndoors) montato su stativo a traliccio. In questa dialettica tra l’illusione fiabesca del rame e la cruda funzionalità del proiettore si misura la libertà di un collezionista che ha saputo trasformare il contrasto in armonia.
Un’eclettica Wunderkammer: dal design del Novecento alle arti applicate
Il percorso collezionistico si sfaccetta ulteriormente sfogliando i lotti dedicati agli arredi e ai complementi, dove la dimensione del vivere quotidiano si fa teatro d’oggetti.
L’iconica poltrona Pavone (Peacock Chair) in vimini laccato bianco, con il suo imponente schienale a ventaglio classica presenza dei giardini d’inverno e delle orangerie d’epoca, contrasta felicemente con una maestosa fornitura da salotto in legno finemente intagliato, laccato e dorato a foglia.
La delicatezza ottica di una selezione di boccette portaprofumo d’epoca e diffusori in vetro molato trova un solido contrappunto formale nella raccolta di vasi da farmacia in maiolica smaltata, decorati a mano con cartigli e motivi fitomorfi.
I tessuti di arredo comprendono un tappeto cinese del XX secolo dalle armoniose campiture floreali, mentre tra i complementi spiccano un cannocchiale binoculare panoramico d’epoca su traliccio, uno specchio oscillante da tavolo e minute sculture da boiserie.



Il senso di una dispersione
Ogni collezione che sia stata intimamente vissuta giunge, prima o poi, al momento del proprio compimento. La vendita di Palazzo Crivelli non rappresenta unicamente un passaggio di proprietà, ma un garbato passaggio di testimone. Disperdere questi oggetti giunti a suo tempo dai circuiti collezionistici internazionali per ricreare l’incanto di una dimora dal sapore britannico significa restituirli al flusso della storia, permettendo alle tele, alle coppe d’argento, al lampadario-castello e alle fotografie degli Apache di trovare nuovi contesti e suggerire nuove visioni.
In fondo, è proprio questo il destino della bellezza autentica: non rimanere mai prigioniera di un unico luogo, ma continuare a raccontare storie a chiunque sappia porsi in ascolto.
Asta: Gerolamo Etro – A Love Affair (Asta 794)
Ente banditore: Il Ponte Casa d’Aste
Sede: Palazzo Crivelli, Via Pontaccio 12, Milano
Esposizione: 18 – 20 Settembre 2026
Tornate d’Asta: 22, 23, 24 Settembre 2026
Cosa comprende: una straordinaria selezione di oggetti, arredi, dipinti, argenteria e rarità raccolti in oltre cinquant’anni dal fondatore della maison ETRO (“Gimmo”). Un viaggio affascinante tra antiquariato, tradizione equestre, arte marinara e cultura materiale che riflette l’iconico universo visivo del celebre stilista.
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