
L’arte della grafica sta attraversando un momento di difficile riconoscimento. Se un tempo era la sfida tecnica che misurava le capacità di un artista, oggi la crisi è di natura identitaria, economica e tecnologica.
Senza voler obbligatoriamente fare un excursus sulle tipologie di riproduzione, appare chiaro come uno dei primi problemi sia stata la perdita del concetto di rarità. La grafica d’arte per gli artisti nasce certamente come strumento di riproduzione in serie anche se limitata, per concedere una maggiore accessibilità all’opera da parte di un pubblico con portafogli esigui.
È anche vero però che nel tempo ed in particolare nella modernità, la grafica abbia rappresentato un momento di riflessione compositiva che talvolta conduceva a modifiche di linguaggio e di pensiero che l’artista non avrebbe altrimenti mai sperimentato. Ne è esempio Alberto Burri, che vedeva anche la tecnica calcografica e serigrafica come sperimentazione di forme e colore che non trovavano poi risvolti diretti sulla sua ricerca pittorica.
L’incisione poi è un inno alla maestria tecnica e alla sensibilità. Il passaggio dell’artista sulla lamina metallica è una magia. L’identità del segno, la texture di alcune carte fatte a mano e l’uso di inchiostri naturali, portano spesso a risultati non identici anche se nella stessa bassa tiratura. C’è un impegno nella tecnica che nessun sistema di riproduzione avanzato riuscirà a replicare, per quanto l’occhio poco esperto possa sempre essere tratto in inganno. A questo si aggiungono poi i cattivi comportamenti di alcuni artisti che hanno nel tempo realizzato tirature infinite di modeste riflessioni, derubricando l’opera grafica a poco più di un poster.
Più volte ci siamo confrontati coi galleristi ed è opinione comune su come artisti eccessivamente “golosi” a volte con galleristi conniventi, abbiano abusato degli strumenti di riproduzione generando una infinità di esemplari, facendo totalmente perdere quel concetto di rarità nella riproduzione che manteneva le opere rispettate e collezionate, tanto che spesso, anche in importanti raccolte, le opere grafiche trovavano pari spazio nelle pareti, accanto a dipinti straordinari o sculture straordinarie, anche perché è bene ricordare che spesso i grandi scultori sono stati grandi incisori secondo una naturale deriva nell’uso di strumenti per asportare materiale, per dargli forma. Il problema serio è che questi pessimi comportamenti hanno contribuito ad un generico crollo dei prezzi della grafica che ha risalito anche il tempo, compromettendo economicamente anche il valore delle opere dei grandi maestri.
Molti artisti adottano un approccio marcatamente opportunista, privilegiando il ritorno economico immediato a scapito della longevità artistica. Il valore percepito del “multiplo” è crollato… non per tutti però. Di certo ora come ora in asta la grafica ottiene genericamente risultati desolanti, con conseguenze a nostro parere ben più gravi sul mercato in generale. La perdita di riconoscibilità del valore di una parte del lavoro di un artista, inevitabilmente ne condiziona il generale apprezzamento, innescando criteri di stima talvolta senza senso.
Da Andy Warhol a Lucio Fontana: quando la grafica d’arte è un capolavoro
Il caos qui la fa da padrone ma occorre valutare che alcune logiche vengono rispettate. Vale la pena ricordare che la quasi totalità del lavoro di Andy Warhol è su base serigrafica, a cui l’artista ha dato maggiore o minore rarità in esito alle tirature o al tipo di intervento diretto che rende l’opera unica, così parliamo per Warhol di diverse decine di milioni o diverse centinaia di dollari per lo stesso soggetto. Per l’artista americano era tutto parte di un unico processo culturale e per questo accettato. Le incisioni di Giorgio Morandi hanno quotazioni ancora molto alte, per quanto ultimamente siano stati introdotti sul mercato delle aste dei multipli che riproducono le incisioni o i meravigliosi acquerelli, frutto di pubblicazioni d’arte smembrate e ridotte in fogli singoli da vendere a poche decine di euro.
Diverso il discorso su Lucio Fontana, dove le edizioni dei “concetti spaziali” sono considerate rarità da museo. La grafica di Fontana non è un’opera “minore”, ma un’estensione fondamentale della sua ricerca spaziale, tanto è che i buchi o gli strappi, sono interventi diretti dell’artista che rende le opere di fatto uniche con quotazioni anche di alcune decine di migliaia di euro. Tanto importante è la grafica per Fontana che è sempre utile la certificazione di autenticità da parte della Fondazione, anche perché il mercato dei falsi è stato purtroppo piuttosto aggressivo.
Safet Zec con il suo virtuosismo tecnico e poetico è il maggior maestro dell’incisione oggi. Il suo mercato è diverso da quello di Fontana: è meno “speculativo” e più legato al collezionismo istituzionale e colto, che apprezza la maestria tecnica estrema. Le opere più preziose sono le sue acqueforti di grandi dimensioni, in particolare i temi delle Finestre, delle Facciate di Venezia e delle Mani. La sua capacità di rendere la luce attraverso il bianco e nero dell’incisione è ineguagliabile. Zec ha un mercato molto solido in Italia e Francia. È un artista “di sostanza”: le sue grafiche mantengono il valore nel tempo perché la loro qualità esecutiva è oggettivamente superiore alla media contemporanea.
Chiudiamo questa prima introduzione alla grafica con gli ultra contemporanei come Bansky che nonostante la volatilità, le sue serigrafie numerate e firmate (Pest Control) rimangono le più costose nel segmento “urban”, con prezzi che partono da decine di migliaia di euro. Damien Hirst con Le sue serie di stampe (come i famosi Spin Paintings o le opere con i diamanti) restano molto liquide, con prezzi che oscillano fino ai 20.000 euro a seconda della tiratura. I lavori di grafica di George Condo sono diventati “status symbol” per i nuovi collezionisti (generazione Y e Z), con una crescita di valore doppia rispetto ai maestri del Novecento. Fino a qualche anno fa era più facile stilare un decalogo che indirizzasse alla scelta ma adesso diventa più complesso. Di base però alcuni punti fermi rimangono, sperando che la buona grafica si riprenda il suo posto nelle logiche di mercato:
Tiratura: Più il numero è basso (es. 1/50), più il prezzo sale. Le prove d’artista (P.A. o E.A.) hanno spesso un valore aggiunto.
Stato di conservazione: Una grafica ingiallita o con margini tagliati perde fino al 70% del valore.
Certificazione: in particolare su opere relative ai grandi artisti, è consigliabile interpellare gli archivi o le fondazioni.