Quando sentiamo la parola “arte contemporanea”, la nostra mente vola subito a installazioni concettuali, neon, pop art o tele squarciate. Guardiamo al Novecento e ai giorni nostri come al solo territorio del collezionismo attuale. Ma siamo sicuri che tutto ciò che è nato prima sia solo “storia passata”?

Sbirciando il catalogo della prossima asta de Il Ponte Casa d’Aste, in programma per il 24 giugno 2026 e dedicata ai Dipinti e Sculture del XIX e XX secolo, mi è venuta una riflessione che voglio condividere con voi: l’Ottocento non è il passato remoto dell’arte, ne è la radice contemporanea.

Esposizione delle opere:18,19,20 giugno, Via Pontaccio 12, Milano.

Perché l’Ottocento è già “contemporaneo”?

Spesso chi colleziona contemporaneo guarda al XIX secolo con un pizzico di diffidenza, considerandolo accademico, statico o superato. Niente di più sbagliato. L’Ottocento è stato il secolo della rottura: gli artisti hanno smesso di dipingere solo ciò che l’autorità o la committenza imponevano e hanno iniziato a raccontare la realtà, la luce, il movimento e la psicologia umana con una libertà mai vista prima.

Prendiamo lo straordinario dinamismo delle opere in catalogo, capaci di catturare la velocità e la modernità dell’epoca. Non c’è forse, in quelle pennellate così istintive, l’anticipazione di tanta pittura della seconda metà del Novecento? Senza la rivoluzione dello sguardo avvenuta nell’Ottocento, oggi non avremmo l’astrazione o il concettuale. Collezionare un’opera di questo periodo non significa “comprare un oggetto antico”, ma possedere il primo barlume della modernità.

Sfogliando il catalogo, balza subito all’occhio un dettaglio importantissimo: accanto a capolavori museali, c’è una presenza straordinaria di bellissimi paesaggi, delicate nature morte e vedute di fine Ottocento a prezzi decisamente abbordabili. È un mercato incredibilmente democratico, che offre occasioni uniche anche per i piccoli collezionisti o per chi vuole iniziare a investire nell’arte senza spendere cifre astronomiche. Tra le diverse proposte troviamo: una Veduta di Tivoli (1812) di Louis Watelet, un’opera d’inizio secolo di grande atmosfera che incarna il fascino del Grand Tour. Una splendida prospettiva storica stimata tra i 1.500 e i 2.000 euro. Due vedute dell’Accademia di Francia di Antonietta Brandeis celebre per la sua precisione e la sua straordinaria resa delle luci. Queste due vedute sono proposte con una stima di 4.000 – 5.000 euro una e 8.000-9.000 euro l’altra.

Un inusuale opera probabilmente del primo periodo di Gaetano Previati, Gli Iris.Un lotto interessantissimo per i collezionisti più attenti. Non si tratta del Previati divisionista più celebre, ma di un’opera dal sapore più accademico, delicata e non datata.Un pezzo raro stimato sui 2.000 – 3.000 euro.

In primo piano ovviamente Giovanni Boldini con  Palazzo Ducale di San Marco dalla Riva degli Schiavoni e “La Divina”. Il maestro indiscusso della Belle Époque è presente con due capolavori assoluti. Sia la vibrante veduta veneziana di San Marco sia lo splendido ritratto femminile della “Divina” sono stimati tra i 20.000 e i 25.000 euro ciascuno. Opere in cui il segno febbrile anticipa già la libertà del Novecento.

Di Federico Zandomeneghi c’è un bellissimo e magnetico ritratto Marthe (1913) appartenuto alla collezione Durand Ruel stimato tra i 10.000 e i 15.000 euro.

Un sognante Paesaggio (1867) di Lilloni. Estremamente delicato, poetico e lirico nella resa della natura, proposto a una stima decisamente interessante tra i 1.000 e i 1.200 euro. Un esempio perfetto di alta qualità a budget contenuto.

Per chi ama la grafica e la purezza del segno, Sei disegni a sanguigna di Adolfo De Carolis un’opportunità unica per i piccoli collezionisti, con una stima accessibile tra i 600 e i 700 euro.

Un consiglio per i collezionisti (anche di contemporaneo)

Inserire un pezzo dell’Ottocento in una collezione prevalentemente contemporanea non crea un contrasto stridente, tutt’altro: crea un cortocircuito visivo straordinario. Mostra la linea evolutiva del vostro gusto.

Inoltre, dal punto di vista del mercato, l’Ottocento offre oggi opportunità incredibili. Comprare una veduta o una natura morta di fine secolo permette di portarsi a casa una qualità esecutiva immensa e una storicità garantita a cifre che, nel contemporaneo puro, a volte non bastano nemmeno per un artista emergente all’inizio della sua carriera. Il collezionismo intelligente sa guardare oltre le etichette del tempo.

L’arte è un filo teso che non si spezza mai. Guardare all’Ottocento oggi significa capire da dare arriviamo e, soprattutto, dove stiamo andando.

E voi cosa ne pensate? Considerate l’Ottocento un capitolo chiuso o vi affascina l’idea di trovare una piccola gemma di fine secolo da far dialogare con il vostro contemporaneo?