Fotografie di Eliana Bevilacqua

Vittorio Pica (fondatore con Antonio Fradeletto e Riccardo Selvatico dell’Esposizione Internazionale di Venezia, collaboratore di “Emporium” fin dalla prima ora e direttore della rivista dal 1900 al 1930), a cui si deve la maggioranza degli articoli, si rende critico militante della cronaca contemporanea, contrapponendosi consapevolmente ad una lettura sull’arte, il cui carattere d’informazione punta all’aneddotica psicologica. Utilizzando uno stile piano che cerca di inquadrare stilisticamente l’artista, inserendolo nelle grandi correnti artistiche, Pica punta ad un’indagine strettamente ancorata all’attualità dell’arte e aperta al cosmopolitismo.

Vi sono altresì articoli i cui scriventi, in genere letterati o scrittori spesso legati agli artisti da un rapporto d’amicizia, si basano su una critica poetico-letteraria applicata all’arte, di tendenza spiccatamente dannunziana il cui linguaggio non serviva tanto a propositi critico-didattici quanto a far appello alla sensibilità del lettore con un linguaggio ricercato.

Vittorio Pica, primi del ‘900

Fonte Wikimedia Commons

La rivista, grazie al uno specifico piano tecnico ed editoriale, riuscì a dare una voce italiana a un momento culturale di particolare rilevanza internazionale. Fu, infatti, un importante veicolo per la conoscenza dell’arte contemporanea, in particolare dell’Art Nouveau, e con il contributo di Vittorio Pica, dell’impressionismo. In “Emporium” notevoli sono già dal primo numero del 1895 nella rubrica Artisti Contemporanei gli articoli riguardanti la nuova arte, quando ancora lo stesso Pica non aveva assunto la direzione. In linea con le scelte della Biennale veneziana e per dichiarate ed esplicite influenze della rivista inglese “The Studio” gli articoli dedicati agli artisti contemporanei delle prime annate sono rivolti alla pittura inglese e in particolare ai Preraffaelliti; Frederich Leighton, Edward Burne-Jones, Aubrey Beardsley, ecc. Dopo l’apertura preraffaellita, “Emporium” si apre al Simbolismo riconoscendo come maggiori rappresentanti i tedeschi Arnold Böcklin e Franz von Stuck, l’olandese Jan Toorop, il francese Puvis de Chavannes, il belga Fernand Knopff e Costantin Meunier, l’inglese Frank Brangwyn e gli italiani Giovanni Segantini e Gaetano Previati. Non ci sono articoli dedicati alla grande ventata simbolista dei Klimt e degli Hodler. Mentre di Felix Valloton, di James Ensor, di Edvard Munch “Emporium” tratta abbondantemente se pur in modo sommario, nelle descrizioni delle esposizioni italiane e straniere. La presenza in “Emporium” dopo le prime annate del Novecento di pittori e scultori rappresentanti del Simbolismo italiano, francese, tedesco e belga scende progressivamente. La presenza di questi viene relegata solamente a episodi saltuari, riguardanti soprattutto la grafica e condotti da Pica in Attraverso gli Albi e le Cartelle.