Fotografia Wikimedia Commons, Rino Porrovecchio

Una famiglia friulana di collezionisti a confronto. Padre, figlio e nipote che con piglio accattivante si sono confrontati sulle loro acquisizioni e sull’andamento dell’arte contemporanea oggi.

Giuseppe 90 anni, ha iniziato a collezionare quadri per puro caso. Negli anni Sessanta gestiva un piccolo negozio di elettrodomestici in provincia di Udine. “Un cliente mi pagò la lavatrice con due quadri. Allora queste cose si potevano fare!” sorride. “Una natura morta di Candido Grassi e un ritratto di Alessandro Filipponi. Non avevo idea chi fossero ma cominciai ad informarmi, a leggere, a studiare e cominciò così la mia passione per l’arte. Senza nessuna forma di preparazione. Erano gli unici quadri che avevamo in casa al di fuori di una stampa incorniciata rappresentante Papa Giovanni XXIII “.

Come si è ampliata la sua raccolta e quante opere ha collezionato Signor Giuseppe?

“La collezione è cresciuta con me nell’arco di 40 anni. Ho acquistato una trentina di lavori. Unicamente opere pittoriche. La scultura non mi è mai piaciuta. Giovanni il figlio, ricorda come la madre brontolasse ogni volta che lo vedeva tornare con un quadro sottobraccio. “La mamma” dice Giovanni “era una donna pratica. Preferiva utilizzare il denaro per le esigenze domestiche. Ma alla fine di quei quadri se ne innamorava.”

Quali sono gli autori da lei prediletti e dove acquistava i quadri?

“Prevalentemente i friulani: Angilotto Modotto, Mario Ceconi di Montececon, Ferruccio Lessana, Marino Sopracasa, Luigi Bront, Giovanni Saccomani, Rapuzzi…per citarne alcuni. Acquistavo tramite privati o negli studi degli artisti dove si accedeva con una sorta di timore e riverenza mica come oggi giorno!”.

Ride il figlio Giovanni. “Io ho acquistato solo da privati.”rivolgendosi al figlio Marco, libero professionista nel settore assicurativo.“ È che per la nostra generazione acquistare significa anche investimento. Ho un bambino piccolo e vorrei lasciargli qualcosa che abbia un po’ di valore. Non solo estetico ma anche economico. Fino ad ora ho acquistato un’opera all’anno scegliendo in modo mirato.”

E lei Signor Giovanni dove ha acquistato le sue opere? La sua è una collezione molto ricca, 100 opere se non sbaglio.

“Di più, di più. Sono 136 in tutto. Anche io prediligo la pittura ma negli ultimi anni ho acquistato anche una decina di sculture. Io ho fatto l’artigiano tutta la vita. Non avevo tempo di andare negli studi degli artisti .. lavoravo dieci, dodici ore al giorno…ho acquistato tutto tramite scambi da privati. A differenza di mio figlio amo l’arte friulana e su quella mi sono concentrato.”

Ha seguito le orme di suo padre dunque?

“Indubbiamente. Tutto è partito da mio padre; anche per questo non vorrei mai privarmi delle sue opere. Sono le prime della nostra collezione di famiglia. Io l’ho ampliata acquistando: Carlo Ciussi, Aldo Colò, Giovanni Napoleone Pellis, Luigi Zuccheri, Renzo Tubaro, Cesare Mocchiutti, Giorgio Celiberti, Renzo Codognotto, Guido Tavagnacco, Ugo Canci Magnano, Antonio Coceani e molti altri. Tutti bravissimi artisti con una storia alle spalle. Peccato rimasti noti quasi unicamente in ambito regionale. Non sono emersi come si meritavano. Come Afro per esempio. Di cui non mi sono mai potuto permettere nulla. Di recente ho acquistato anche un’opera di Giuseppe Zigaina degli anni Ottanta. Me la sono potuta comprare solo ora che i prezzi sono notevolmente scesi purtroppo. Mi sono spinto anche oltre la nostra regione acquistando due opere dei veneti Saverio Barbaro e Giovanni Barbisan.”

Marco, lei invece predilige più artisti internazionali viventi. Ho visto delle opere di Marco Tirelli, Valerio Adami, a casa sua. Nessun friulano?”

“Per il momento no, ma solo perché non c’è stata l’occasione. Mi sono concentrato su altro. L’ultima opera acquistata è stato un lavoro di Piero Pizzi Cannella.” Mi fa vedere una foto sul cellulare di un lavoro essenziale, nero e legno, atipico rispetto alla produzione dell’artista romano.

“Queste cose astratte di voi giovani non le amo e non le capisco” interviene Bepi il nonno “bisogna guardare la qualità del lavoro, della tecnica e bisogna godere del bello.”

“Già nonno e gli artisti della mia collezione di qualità ne hanno!” risponde Marco “Ma bisogna guardare anche la serietà degli artisti. La serietà con cui gestiscono il loro lavoro. Le Gallerie giuste, le mostre giuste, la presenza di un archivio, di personale qualificato presente in studio. Sono tutti fattori che non vanno sottovalutati. Marco Tirelli per esempio, oltre ad aver partecipato a diverse Biennali di Venezia è presidente dell’Accademia di San Luca. Poche mostre, poche cose, ma ben curate!”

“Su questo concordo con te “risponde papà Giovanni “è inutile per un’artista affermato fare mostre ogni quindici giorni. Magari in luoghi belli ma marginali. Facendo così si fa un passo indietro anziché in avanti.”

“Si papà. L’errore più grande che si possa commettere. Frequentare gli studi degli artisti e le gallerie d’arte mi sta insegnando che esistono delle “regole”. Il prestigio di un artista non sta solo nella capacità di generare emozioni ma anche di sapersi “curare” per difendere il proprio nome, il proprio prestigio e anche il proprio valore. Io preferisco acquistare nelle gallerie e talvolta in asta. Sono un broker assicurativo di mestiere. Sto molto tempo davanti al computer e molto lo passo coi clienti. Sia da una fonte che dall’altra riesco a recuperare informazioni su mostre, iniziative e il mio interesse viene deviato attraverso i diversi artisti. Per il mio compleanno mi sono regalato un abbonamento ad un sito in cui trovo tutti i risultati d’asta di ogni artista presente sul mercato. Questo mi aiuta nella scelta ma di sicuro non comprerei mai un autore che non mi piaccia.” Nel dirlo guarda suo padre Giovanni mentre il nonno scuote la testa e sbotta. “Troppe trappole e troppo calcolo… i quadri vanno amati!” Ridacchiano tutti e tre. Insieme raccolgono circa duecento lavori e questo mi fa pensare che il loro amore sia autentico e nessuno dei tre mi ha detto di aver mai venduto un lavoro per necessità.