
Uno degli ultimi artisti storici friulani è Renzo Codognotto (Cesarolo, San Michele al Tagliamento, 1938). Persona riservata, dotata di grande sensibilità, trasmette la serenità del vivere nelle sue opere pittoriche da ormai oltre sessant’anni. La sua è una pittura silenziosa, minimale, diversa nell’indagine sul significato delle cose ed essenziale nel modo di rappresentarlo.
Usa pochi elementi per creare un’atmosfera serena.
Crea il silenzio all’interno di un paesaggio reale e trasfigurato al tempo stesso; idilliaco, sognato, fatto di atmosfere rarefatte che porta tutto il peso di tempi passati.
Qui tra queste barche in secca, tra le figure di bagnanti, gli ombrelloni chiusi, le conchiglie in primo piano, ed il faro di Bibione reso icona e marchio nella sua pittura, si fondono i sentimenti più intimi dell’artista e dell’osservatore che sta a margine del sogno, che si svolge sotto ai suoi occhi. In un’atmosfera quasi malinconica si ha la sensazione di essere soli in un mondo troppo grande.
Nature morte e paesaggi
Nature morte e paesaggi sono i suoi soggetti preferiti. Non sempre privi di figura umana, queste vedute, rievocano per alcuni aspetti le opere dei grandi maestri che Codognotto ebbe modo di vedere e studiare durante il periodo degli studi e dei viaggi in Italia e all’estero. Le bagnanti di Ingres, di Renoir, di Cezanne ci osservano senza occhi con lo sguardo di tre quarti.


Anche quanto narra della figura umana, la scelta di Codognotto è di mettere sempre al primo posto il paesaggio; l’invenzione che ne deriva esalta il soggetto posto in primo piano; siano delle amiche distese sulla sabbia o sulla sedia a sdraio o una figura singola che si aggiusta i capelli, il rimando tra primo e secondo piano crea legami inestricabili, dove la stessa sostanza del fondo si impasta, si concretizza e prende forma nella magia della figura.
In “Finestra sul mare”, sopra un davanzale all’interno di un’abitazione poggia un alzatina in ceramica contenente conchiglie che in parte escono, disponendosi sul piano intuito che sta di fronte. La finestra guarda all’orizzonte il mare ove si trovano delle piccole imbarcazioni. Vi si colgono alcune influenze metafisiche, studiando a lungo il lavoro di Carlo Carrà ma anche di un giovanissimo Filippo De Pisis. Gli oggetti disposti sul davanzale sembrano quasi smarriti nella loro solitudine e indipendenza emotiva che li rende vivi in un dialogo senza sosta con chi li osserva. L’inversione di scala tra il davanti e il dietro introduce un rapido spaesamento nello spettatore e nella monumentalità della composizione sta la sensazione di poter camminare tra quelle conchiglie cadute, al cospetto di qualcosa di monumentale, solenne e silente. La ricerca tecnica si consolida nel tempo in rapide pennellate accostate su fondi chiari. Un colore sembra emergere dall’altro, in una perfetta ricerca di equilibro con le forme che prendono consistenza lentamente. Conchiglie bianche, giallo oro, contro una sabbia avorio e un cielo quasi ceruleo. La luce rivela la predilezione della posizione alta del sole. Lo spazio è usualmente strutturato in due rettangoli che dividono la composizione, usando la linea di orizzonte come separazione labile e raccordata che occupa gran parte del dipinto.
L’opera di Renzo Codognotto dimostra una persistente intenzionalità innovativa perseguita attraverso la cocciuta resistenza alle lusinghe della moda e del mercato da un lato e, dall’altro, attraverso l’esercizio quotidiano di una pittura che è di meditazione e ricerca. La sua idea di pittura viene prima della pittura stessa.

Una cromia quasi atonale, con la struttura di un impasto lavorato, pare ammorbidirsi per creare una spazialità dove realtà e sogno, lineamenti del paesaggio e fisionomia del pensiero coincidono, dando vita a una sintesi capace di suggerire l’idea di una dimensione fuori dal tempo, di un mondo lontano dalla contemporaneità. La tecnica dell’olio contribuisce a dare impalpabilità al dato reale, pur senza erodere la fisicità. La pittura si distende ad ampie pennellate in una pellicola percorsa da una luminosità diffusa che la sospende oltre i limiti della sua consistenza fisica. Il mare è una sottile striscia che confina con l’orizzonte. Un cielo sempre azzurro, limpido, non vi sono nubi. Queste marine hanno un fascino nascosto: l’eco del passato circola tra le dune della sabbia come il vento che accarezza dolcemente il mare.
Il processo della visione parte dall’anima dell’artista che vibra sul pelo dell’acqua e si confonde col cielo.
Renzo Codognotto piega tra sé e la tela la forza trasfigurante di una pittura tutta giocata sulla cifra lirica, nella quale si è invogliati a mettersi in ascolto delle emozioni più segrete del mare, che l’artista traduce in luce, come sotto una spinta misteriosa, quella della piena sintonia con le cose attraverso la mediazione del paesaggio. Il velo del contesto onirico privo di contorni delineati, immerge le cose in un’atmosfera di contemplazione e di silenzio.
L’amore per la sua terra diviene un inno alla natura ma anche alle creazioni dell’uomo. Egli elegge l’atmosfera del mare di Bibione, a territori di compenetrazione tra il soggetto creante e l’ambiente natio, che sulla tela dipinta si fa paradigma di ogni luogo dove vi è un legame radicale con l’essere umano.
Eliana Bevilacqua