
“Impara l’arte e mettila da parte” recita un detto popolare. Calzante nel caso di Eliana Spinelli, artista del Batik e non solo.
Nata a San Giorgio di Nogaro (Udine), diplomatasi all’Istituto Statale d’arte Sello di Udine, ne diviene poi insegnante di progettazione tessile e con il marito ha operato per diversi anni nella progettazione del disegno tessile stampato e tessuto.
La abbiamo intervistata nel suo laboratorio di Mortegliano, un luogo magico dove il colore fa da padrone. Eliana predilige i colori accessi. Le tinte cariche; viola, fucsia, verde…
Al suo interno si respira un’atmosfera fatta di sogni, di manualità, di un sapere antico che coinvolge i sensi. Cuscini, copriletti, plaid, foulard, arazzi, borse, collane, quadri, disegni, l’occhio non sa davvero come destreggiarsi tra tanta bellezza.
Eliana ci accoglie con un grande sorriso e la voglia di raccontarsi e di raccontare un mestiere che ha appreso da ragazza. Mestiere che è “arte” non semplice artigianato e che è diventato suo compagno di vita.
Eliana, quando hai cominciato a realizzare la tecnica del Batik?
Praticamente da sempre. Da ragazzina. Frequentavo l’Istituto Statale d’Arte Sello di Udine è la che ho imparato. Poi ne sono diventata insegnante. L’Istituto d’arte, oggi Liceo Artistico è la mia seconda casa. Ho anche sposato un’insegante del’Istituto D’Arte; Renato Mosanghini insegnante di plastica. Con lui nel tempo abbiamo realizzato numerosi disegni per l’industria tessile.
Eliana mi fa vedere le centinaia di disegni realizzati dal marito che conserva nella cassettiera e mi racconta di quando negli anni Ottanta e Novanta nsieme partecipavano alle più significative fiere internazionali per i disegnatori tessili come “Indigo” a Lille in Francia, “Interstoff” e “Heimtextile” in Germania, “Design Market” in Olanda, “Surtex” a New York, “Hosaka” in Giappone.
Mentre parliamo Eliana mi fa vedere alcune fasi del lavoro e me le descrive.
Stesa la tela su dei cavalletti, dopo aver preparato il disegno su carta lo riporto sulla tela e lo ripasso con una miscela di cera d’api e paraffina. Questo passaggio viene eseguito con una pipetta di nome Tjanting. Nei punti dove viene passata la cera il tessuto diventa impermeabile alla tintura. In questo modo il tessuto risulterà a lavoro ultimato uguale su entrambi i lati. La cera isolante viene tolta alla fine. Il tessuto si dovrà stirare tra due fogli di carta assorbente fino a togliere tutti i residui di cera.
Eliana, questa prima fase che mi hai descritto fa parte della tecnica del Batik vero?
Si esattamente! È una tecnica di stampa manuale molto antica. I primi Batik risalgono al V secolo e sono stati trovati in Egitto e in Persia. È nell’isola di Giava che il Batik emerse come una delle più grandi forme d’arte. Era fatto per la famiglia e le cerimonie, in devozione a Dio, per conoscerlo e disegnare vicino al suo spirito.
Mentre mi fa vedere un foulard Eliana continua nella descrizione.
Una volta coperte le zone volute del colore del tessuto, si passa al bagno di colore più chiaro, oppure per ottenere determinati tipi di sfumature si procede con la stesura diretta del colore sul tessuto. Una volta asciutto il tessuto, si applica la stoffa sul telaio una seconda volta e si coprono con la cera le parti volute con quel colore ripetendo un secondo bagno. Questo procedimento viene ripetuto tante volte, quanti sono i colori che vogliamo.
La tecnica del Batik non da sfumature. Io poi prediligo le tinte accese.
È un lavoro che impiega molte ore se non sbaglio?
Certamente, ore e ore di lavoro, Per fare un arazzo ad esempio ci impiego tre mesi e mezzo.
Organizzi dei corsi?
Non ho lo spazio adeguato. Generalmente li faccio per una persona sola. Tengo anche delle lezioni singole, senza obbligo di impegno.
Hai mai pensato di produrre per l’industria della moda?
Sono pezzi unici, ogni volta c’è tutto un lavoro di progettazione alle spalle. Non solo, per come lavoro io ogni pezzo è singolo non mi viene uguale ad un altro. Generalmente non lavoro su commissione, diciamo che una persona mi può indicare che colori preferisce, che disegno ma poi essendo un lavoro artistico il risultato si vede alla fine. Li reputo più pezzi d’arte non di moda.
La seta dove l’acquisti?
Rigorosamente a Como. Uso quasi esclusivamente seta che viene tagliata seguendo il dritto filo. Alcune, quelle cangianti le ho acquistate durante un viaggio in Sri Lanka.
Hai partecipato a diverse mostre?
Certamente. Sia personali che collettive. In Italia, Belgio, Argentina, Lussemburgo, Messico, Siria.
Hai mostre in programma?
Per il momento no ma mi piacerebbe tanto organizzare una mostra per il prossimo anno assieme a Laura Zuliani che crea pezzi unici con la lana cardata.
Auguriamo dunque buon lavoro a Eliana e l’augurio di splendide iniziative future!



Per informazioni e contatti
