
Sull’onda dell’ispirazione visiva offerta dall’installazione in mostra a Vasto, ripercorriamo la poetica di un maestro del Novecento, la sua presenza nei grandi musei internazionali e le ragioni per cui le sue opere rappresentano oggi un investimento collezionistico d’eccellenza.
Entrare nello spazio di una galleria e trovarsi al cospetto di un’opera di Lucio Del Pezzo significa sempre fare esperienza di uno spiazzamento lucido e rassicurante al tempo stesso. È esattamente la sensazione che si respira osservando l’allestimento della mostra “L’ordine delle cose inquiete. Lucio Del Pezzo e il teatro delle forme” (attualmente in corso al Sangallo Fine Art di Vasto fino al 31 ottobre 2026).
Parlare di Del Pezzo vuol dire addentrarsi in un territorio visivo d’alta aristocrazia intellettuale, dove il rigore geometrico sposa l’imprevedibilità del gioco. Protagonista assoluto della stagione neoavanguardista italiana del secondo dopoguerra, cofondatore a Napoli del celebre e innovativo Gruppo 58, e successivamente figura cardine nel clima effervescente della Milano dei mercanti e dei critici illuminati e della Parigi cosmopolita, l’artista ha saputo edificare un vocabolario formale inconfondibile, sospeso tra le geometrie della Metafisica, l’ironia del Dadaismo e le pulsioni oggettuali della Pop Art.
Un alfabeto di geometrie inquiete e palcoscenici mentali.
Ciò che colpisce immediatamente nell’attuale esposizione al Sangallo Fine Art, dove le rigorose opere a parete dialogano con un’installazione scultorea centrale di un blu magnetico e profondo, è la tensione millimetrica verso l’ordine. Le sue tavole, i celebri “casellari”, i fondi monocromi o campiti da colori saturi sono strutturati con una precisione quasi ossessiva. Forme pure e archetipiche, stecche di biliardo, sfere perfette, piramidi tronche, cornici geometriche vuote, birilli e sagome lignee sono disposte come attori su un palcoscenico metafisico.
Eppure, come magistralmente evoca il titolo della mostra, si tratta di un ordine profondamente inquieto. Nulla, nella poetica di Del Pezzo, è riducibile a un esercizio decorativo o a un freddo formalismo ingegneristico. Come intuì acutamente Gillo Dorfles, l’aspetto ludico e giocoso che traspare dai suoi assemblaggi cela in realtà un’implicita e profonda denuncia della svalutazione dei codici simbolici nella società contemporanea. L’oggetto viene letteralmente espropriato della sua funzione quotidiana, domestica o banale, per essere traslato su un piano misterioso, divenendo enigma visivo, frammento di un antico tempio desacralizzato. Guardando i lavori in mostra, percepiamo chiaramente questa filiazione ideale con Giorgio de Chirico e Giorgio Morandi, maestri silenziosi di un’adesione al mistero delle cose ferme.



Consacrazione museale e solidità collezionistica. Perché investire in Lucio Del Pezzo
Se la critica ha da tempo incoronato Del Pezzo come uno dei picchi più alti del costruttivismo e del neorazionalismo italiano, è la sua presenza istituzionale a certificare l’assoluta tenuta e l’importanza capitale delle sue opere per il mercato dell’arte.
Le creazioni di Lucio Del Pezzo figurano infatti in prestigiosissime collezioni museali pubbliche e internazionali, tra cui ricordiamo:
Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York
La National Gallery of Art di Washington, D.C.
Il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris
Il Museo Reina Sofía di Madrid
Importanti gallerie e musei civici in Italia tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e collezioni permanenti legate alla Triennale di Milano.
Questa solida consacrazione museale si traduce, per il collezionista accorto, in un investimento di eccezionale sicurezza e prospettiva.
La presenza nei grandi musei globali garantisce un mercato secondario forte, costante e immune alle mode passeggere. Dopo la scomparsa dell’artista, la domanda per i “casellari” e i rilievi storici degli anni ’60 e ’70 è cresciuta organicamente, offrendo un’altissima liquidabilità nelle principali case d’asta internazionali.
Possedere un’opera di Del Pezzo significa introdurre in una collezione privata un punto focale di assoluto rigore formale. È un’arte che dichiara la cultura sopraffina del committente, distinguendosi nettamente per la sua inconfondibile cifra geometrica e materica.
A differenza di altri coevi della Pop Art o dell’Astrattismo che hanno raggiunto cifre stratosferiche, Del Pezzo rappresenta ancora una finestra d’investimento straordinariamente intelligente. Permette di acquisire pezzi di altissimo lignaggio museale e di immenso pregio artigianale a valutazioni che mantengono ampi margini di crescita patrimoniale, unendo il piacere estetico di un’opera-scultura totale alla certezza di un solido bene rifugio culturale.
Perdersi nei dettagli: l’arte come emozione totale
L’invito che ci sentiamo di rivolgere agli appassionati, ai cultori e ai lettori di CollezionArti che avranno il privilegio di visitare la mostra al Sangallo Fine Art o di incrociare una sua opera in galleria o tra le pagine di un catalogo ragionato è quello di prendersi il tempo per osservare da vicino la superficie delle opere.
Basta lasciarsi catturare dalle variazioni cromatiche millimetriche, dalla perfezione geometrica degli incastri di legno, dalla tangibilità fisica della materia e dalle ombre sottili proiettate da una sfera o da una stecca su un fondo monocromo. È esattamente lì, nel microcosmo di ogni singolo dettaglio, che si misura la grandezza di un maestro autentico: nella capacità di trasformare un rigoroso gioco di forme in un’architettura di pura emozione, confermando l’acquisto di un’opera di Del Pezzo non solo come un saggio investimento finanziario, ma come un atto d’amore permanente verso la bellezza.
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