
Arte Fiera 2026 (l’ edizione n. 49) si è appena conclusa (6-8 febbraio), lasciando Bologna in quel tipico stato di “hangover culturale” post-settimana dell’arte. Quest’anno la fiera si è presentata con un titolo evocativo, “Cosa sarà”, un omaggio a Lucio Dalla ma anche un interrogativo sul futuro del mercato dell’arte. Sotto la nuova direzione artistica di Davide Ferri, l’evento ha cercato di mescolare la solidità del moderno con l’imprevedibilità dell’arte contemporanea. Anche questa edizione si è confermata una rassegna di riferimento per collezionisti e appassionati. I nomi “storici” delle Gallerie Italiane non sono mancati all’appuntamento.
Gli organizzatori hanno provato a far ordine tra gli espositori, cercando di dividere in modo netto la modernità (in accezione piuttosto ampia in termini temporali) dalla contemporaneità con le nuove tendenze.
Il padiglione dedicato alla contemporaneità infatti apriva l’ingresso con la Galleria Vistamare (Milano) che ha presentato alcuni lavori di Ettore Spalletti (tra cui un raro alabastro) e una grande tela di Joana Escoval. La Galleria Continua (sede storica di San Gimignano) che oltre a proporre Arcangelo Sassolino e uno specchio di Pistoletto ha esposto un piccolo lavoro del venezuelano Juan Araujo noto per il suo approccio raffinato e concettuale alla pittura. Giorgio Persano (Torino) ha invece proposto nomi noti con una grande opera di Nicola Demaria del 1982 e due interessanti lavori di Marco Gastini del 1977 e 1993.
Di Kounellis abbiamo visto un bel lavoro dalla dimensione discreta del 1998 da Alfonso Artiaco (Napoli) che ha portato anche una fotografia di Gioberto Noro del 2025.
Umberto di Marino (Napoli) ha esposto dei disegni deliziosi del giovane Massinissa Selmani, artista algerino (nato ad Algeri nel 1980) diventato una delle figure più interessanti dell’arte contemporanea grazie alla sua capacità di trasformare la tragica attualità in composizioni dalla delicatezza disarmante. Anche la galleria Mazzoli (Modena) lavora tra volti noti (un’opera di Sandro Chia del 1990) e proposte ancora non del tutto note ma di alta qualità (come le fotografie del friulano Stefano Graziani).
Le opere di Marco Tirelli le abbiamo viste in due Gallerie da Nicola Pedone e Marcorossi Artecontemporanea che ha proposto anche diversi lavori di un autore poliedrico e affascinante come Mirco Marchelli.
Poche le opere di Salvo viste quest’anno, da Studio d’Arte Raffaelli (Trento) e da Alfonso Artiaco (Napoli).
La Galleria Poggiali (Firenze) oltre ad un lavoro di Enzo Cucchi del 2025 (che a parer nostro nulla ha da invidiare ai lavori degli anni “canonici” della transavanguardia) e Claudio Parmeggiani, ha esibito alcune tecniche miste su carta di Luca Pignatelli e degli interessanti lavori di Fabio Viale, uno dei pochi scultori contemporanei capaci di prendere la “pesante” tradizione del marmo di Carrara e stravolgerla con un’attitudine insieme punk e iperrealista. Lorenzelli Arte (Milano) era presente con tre lavori di Nunzio di grande qualità e un bronzo di Kengiro Azuma, artista su cui speriamo sempre ci sia la volontà di approfondire l’opera.
Riccardo De Marchi con la sua scrittura del “nulla” creata da fori su superfici quali acciaio, alluminio e polietilene era presente in due gallerie da Arte Invernizzi (Milano) e da E3 Arte contemporanea (Brescia).
Il padiglione più vicino alla modernità non ha deluso le aspettative.
La Galleria d’Arte Maggiore (Bologna) ha proposto, Arman, Giorgio Morandi, Piero Manzoni, Mattia Moreni, De Chirico, De Pisis (gli ultimi due autori li abbiamo visti esposti in diverse altre gallerie).
Morandi era presente anche da Bottegantica ( Milano) assieme ad Alberto Martini, Silvio Bicchi, Giacomo Balla. Repetto Gallery (Lugano) ha proposto un allestimento di rara eleganza con: Jannis Kunellis, Sassolino, Calzolari e Spalletti. Da Tornabuoni, i lavori di dimensioni e qualità museali di Mario Ceroli e Mimmo Paladino, sono stati in grado di far passare in secondo piano tre lavori altrettanto fantastici di Alberto Burri. Anche alla Galleria Campaiola (Roma) Mario Ceroli è stato portato con tre opere di grande dimensione. (parentesi personale: come avevamo previsto nel nostro “Angolo Barbarico” e appuntato in altri articoli recenti, le quotazioni dell’artista romano sembrano crescere molto rapidamente).
Spazio espositivo suggestivo quello della Galleria Il Ponte (Firenze) dedicato interamente ad un grandissimo artista come è stato Mauro Staccioli. Un allestimento monografico, potente e silenzioso tra la materia e spazio. Staccioli non ha progettato semplici sculture da appoggiare ad un piano, ma di veri e propri “segni” che sfidano la percezione di chi guarda e l’equilibrio dell’ambiente circostante, rappresentati nello stand con sculture di varie dimensioni e un nutrito corpo di disegni di studio.
Osart Gallery (Milano) ha portato alcune interessanti sculture da parete dell’artista Lawrence Carroll, australiano naturalizzato statunitense. Tre bei lavori di Conrad Marca-Relli e alcune vecchie e sorprendenti opere di Giuseppe Uncini. Da Amanda Gori Arte (Prato) non sono mancate le opere di Bertozzi e Casoni, ma in generale nei vari spazi espositivi si è distinta quest’anno un’ampia messa in mostra di opere in ceramica.
Cardelli e Fontana artecontemporanea (Sarzana) ha proposto lavori di Atanasio Soldati di pregevole fattura, mentre la Galleria Contini (Venezia) ha ospitato opere di grandi dimensioni di Manolo Valdés e Igor Mitoraj.
Interessante il lavoro di ricerca di Paolo Carnevari dalla Galleria E3 arte contemporanea (Brescia). Presente anche la Galleria Torbandena (Trieste) con una piccola tela di Zoran Music del 1950, un cavallo in bronzo del 1939 di Marino Marini e una grande tela della triestina Miela Reina.
Una sezione della fiera, curata da Lorenzo Gigliotti, è stata dedicata ai multipli e alle edizioni d’arte che oggi purtroppo fanno “un po’ fatica” ad essere apprezzate dal punto di vista del mercato. Anche qui abbiamo visto opere di grande qualità e maestria tecnica come il cappotto di Jannis Kounellis eseguito con la tecnica del carborundum dalla Stamperia d’Arte Albicocco di Udine che tra le tante opere presentava una grande acquatinta di Piero Pizzi Cannella.
Possiamo dire che Bologna non ha deluso le aspettative, soprattutto per la qualità delle opere esposte.
Di offerta ne abbiamo vista molta, ma abbiamo notato che in genere il collezionismo oggigiorno si muove verso prezzi accessibili. Ha lavorato bene chi ha venduto opere nel range tra i 4 e i 10 mila euro. Le opere con valori superiori ai 100 mila sembra che abbiano avuto più di un problema a trovare collocazione.
Collezionare vuol dire costruire, non solo accumulare.

Maggio nel Segno del Contemporaneo. Le Grandi Firme da Farsettiarte
