C’è un salto di soglia, sottile e vertiginoso, quando si passa dal collezionismo di tele e sculture a quello della carta stampata, dei manoscritti e dei libri antichi. Chi segue Collezionarti sa bene quanto siamo abituati a misurarci con la materia pittorica, con il pigmento steso a freddo su una tela o con i volumi plastici di una forma scolpita. Ma la bibliofilia e il collezionismo di libri d’artista e manoscritti rappresentano un territorio per certi versi ancora più intimo: sono una forma d’arte totale, in cui il pensiero visivo si fa corpo leggibile, pagina cucita, legatura in pieno vitello o manifesto politico. Raccogliere libri antichi non significa semplicemente accumulare volumi o date di stampa; significa custodire frammenti di un’architettura intellettuale che ha cambiato la storia degli occhi e della mente.
Un’occasione perfetta per misurare la febbre di questa specifica e raffinata passione ci è stata offerta dall’appuntamento con i Libri antichi e d’artista organizzato da Il Ponte Casa d’Aste a Milano. E i numeri registrati in sala, a sipario chiuso, raccontano una storia di successo travolgente: con oltre un milione di euro di fatturato, il 94% dei lotti venduti e una rivalutazione media del 172%, il Dipartimento Libri e Manoscritti della Casa d’Aste ha consolidato in modo definitivo la propria centralità nel mercato librario internazionale e italiano.
Tra il ritorno del Codice Gaffurio e il rombo del Futurismo
Entrare nella sala d’aste di Via Pontaccio significava muoversi tra secoli di carta e inchiostri ambrati. Questa sessione ha fatto mormorare il mondo degli addetti ai lavori soprattutto per l’esito di eccezionale rilievo legato all’aggiudicazione del Codice Gaffurio alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Un trionfo che va ben oltre i numeri dell’incanto, ribadendo l’impegno etico e culturale della Casa d’Aste nella valorizzazione e nella restituzione alla collettività di opere capitali per la nostra storia artistica e musicale. Come ha sottolineato con emozione la stessa Veneranda Fabbrica nella dichiarazione ufficiale rilasciata a margine dell’evento, il rientro di questo patrimonio ha il sapore intimo e solenne di un atto d’amore verso la memoria civica della città.
Ma a catturare lo sguardo di chi cerca il brivido della rottura e della pagina-manifesto è stata anche un’altra colonna portante della sessione: la sezione delle avanguardie storiche. Pensiamo alla carica dirompente della carta del Futurismo, a quel Manifesto che più di un secolo fa decise di “uccidere il chiaro di luna” per sfrecciare verso la modernità industriale. Sfogliare o veder battere un simile documento restituisce intatta la violenza grafica di un’epoca che voleva azzerare il passato per reinventare lo spazio visivo. Proposto con una valutazione di 12.000-18.000 euro e battuto a 15.360 euro (diritti inclusi), un documento che urla ancora la necessità di azzerare il passato. E sulla stessa linea di dialogo tra visione moderna e grande editoria d’arte si colloca lo straordinario esito della Biblia Sacra vulgatae editionis illustrata da Salvador Dalí (Milano, Rizzoli, 1967), stimata tra i 3.000 e i 5.000 euro e aggiudicata a ben 8.320 euro (diritti inclusi).



Immagini: © courtesy Il Ponte Casa d’Aste
La geografia dello sguardo: i Grand Tour e il Rinascimento
A catalizzare l’attenzione e a scatenare i rilanci più agguerriti dei collezionisti in sala e al telefono è stata, in particolare, la sezione dedicata ai Grand Tour, autentici diari di viaggio visivi che profumano di polvere di strada e scoperte geografiche. Tra i pezzi da novanta ha brillato in tutta la sua magnificenza la prima edizione dell’opera capolavoro di Sir William Hamilton, i Campi Phlegraei (aggiudicati alla straordinaria cifra di 57.600 euro): ben 59 tavole finemente colorate a mano che documentano con rigore scientifico e sbalorditivo impatto estetico l’attività vulcanica e la natura implacabile nei territori del Regno delle Due Sicilie.
Sulla stessa scia d’incanto paesaggistico si sono mosse le eleganti Delicie del Brenta di Giovanni Francesco Costa (33.280 euro) e il raffinato Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari di Jean Houel (20.480 euro). E poiché la geografia è anche misura del mondo, sulla rotta dell’esplorazione non poteva mancare la storia della Terra: lo straordinario atlante seicentesco edito ad Amsterdam da Jodocus Hondius e Gerard Mercator (32.000 euro) si è confermato per quello che è, una delle pietre miliari assolute della cartografia mondiale, capace di unire la precisione geometrica alla bellezza decorativa dei frontespizi.
Tuffandosi ancora più indietro nel tempo, nel cuore pulsante e speculativo del Rinascimento, la luce della ribalta è andata alla prima edizione del Della cristiana religione del filosofo Marsilio Ficino (28.168 euro), impresso a Firenze alla fine del 1474 e impreziosito da due splendide iniziali decorate e da un’accurata rubricazione che ne testimoniano la sacralità materiale, quasi fosse un oggetto di culto oltre che di pensiero.
Il fascino sottile del collezionismo di carta
Ci interroghiamo spesso, noi cultori di Collezionarti, sul perché un collezionista decida di inseguire un’edizione rara, una tavola dipinta a mano o un trattato miniato anziché un dipinto da cavalletto. La risposta sta nella tattilità della sopravvivenza. Un libro antico o un atlante di viaggio sopravvivono ai secoli portando addosso i segni corporei del tempo: una fioritura della carta, l’exlibris di un vecchio possessore dimenticato, la nota a margine tracciata a matita da un lettore anonimo che dialogava col testo.
I numeri trionfali di questo incanto da Il Ponte ci ricordano, ancora una volta, che la carta sa essere fragile quanto immortale. E che la febbre della bibliofilia, quando incontra la grande storia, non conosce sosta.
L’erudizione del bello. La grammatica visiva di Gerolamo Etro
