
Esistono artisti che creano attraverso la scultura e la pittura e artisti che disegnano vite fantastiche nello spazio di una pagina bianca. Guido Crepax (Milano 1933-Milano 2003) architetto di formazione, visionario per vocazione, non ha solo disegnato storie; ha costruito mondi dove il desiderio, il sogno e la realtà si fondono in un montaggio cinematografico mai visto prima.
Illustratore prolifico: dalle copertine dei dischi alle campagne pubblicitarie, si può dire che sia nato con l’arte in casa. Suo padre Gilberto Crepas era il primo violoncellista del Teatro alla Scala di Milano, suo fratello un grande produttore discografico. Guido pertanto cresce nella musica classica e nel jazz. La familiarità al ritmo è tanta che molte delle sue future scomposizioni della tavola fumettistica altro non sono che spartiti visivi. Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1958. Gli studi hanno inevitabilmente costituito le fondamenta per la sua successiva carriera. Crepax è stato poi un formidabile illustratore di copertine di dischi (oltre 300 per il jazz, la musica classica e pop come Jhonny Dorelli, I Camaleonti, Nicola Di bari, Memo Remigi, Luigi Tenco e molti altri..) designer pubblicitario e creatore di raffinati giochi da tavolo, una delle sue grandi passioni private.
È un aspetto del suo lavoro questo che molti di noi non conoscono, anche perché quando si dice Crepax si dice Valentina. Apparsa per la prima volta nel 1965 sulla rivista Linus, Valentina Rosselli non era la classica “fidanzata dell’eroe”. Ispirata alla figura dell’attrice del cinema muto Louise Brooks, Valentina Rosselli è una fotografa milanese colta, raffinata e complessa. Uno dei pochi personaggi dei fumetti che invecchia con il passare degli anni vivendo i mutamenti politici e sociali della sua epoca. Aveva un’identità anagrafica; una data di nascita (25 dicembre 1942), una carta d’identità, un lavoro appunto come fotografa, un indirizzo di casa: lo stesso di casa di Guido Crepax. Il suo look è diventato il simbolo di una femminilità emancipata, colta e profondamente consapevole della propria sensualità. Non è un semplice oggetto del desiderio, ma una donna moderna, tormentata da incubi e allucinazioni che Crepax traspone graficamente con iconica maestria. Approfondire il disegno di Crepax in Valentina significa entrare in un laboratorio dove l’estetica della moda incontra le regole dell’architettura. Non si tratta solo di “belle illustrazioni”, ma di una vera e propria filosofia del segno.

Il tratto di Crepax è inconfondibile: una linea nera sottilissima, spesso priva di sfumature di grigio (usa quasi esclusivamente il bianco e nero netto). Le figure sono spesso immerse in spazi ampi, che trasmettono un senso di solitudine sofisticata o di attesa sospesa. Il disegno si sofferma sugli oggetti (scarpe, cerniere, pizzi) con la stessa dignità dedicata al volto umano. Questo crea un’atmosfera densa di sensualità, dove l’erotismo è suggerito dal dettaglio più che dall’insieme. Spesso i personaggi “escono” dai bordi delle vignette o le vignette stesse si sovrappongono. La matita di Crepax guardava all’Art Nouveau con le sue linee curve e i decori al cinema espressionista per l’uso drammatico delle ombre e le inquadrature e inevitabilmente al design degli anni Sessanta e Settanta. Il suo stile è intriso della Milano di quel periodo: negli interni delle sue case troviamo il meglio del design italiano, dalle lampade di Castiglioni alle poltrone di tendenza, rendendo le sue tavole anche un documento storico del gusto dell’epoca.
Ma Crepax non è stato Valentina. La sua matita ha reinterpretato i grandi classici della letteratura gotica ed erotica, da Dracula a Frankenstein, fino a Histoire d’O o alla reinterpretazione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. La produzione di Crepax è stata vastissima. La vera rivoluzione di Crepax risiede nella sua regia. Da architetto, vedeva la pagina bianca come uno spazio da dividere e abitare. Crepax rompe la “gabbia” tradizionale del fumetto. Una singola scena può essere scomposta in decine di piccoli dettagli: un occhio, un tasto di pianoforte, un sospiro, una goccia di sudore, il movimento di una mano. La lettura diventa un’esperienza sensoriale. Il lettore non guarda solo il disegno, ma percepisce il tempo che rallenta o accelera.
Crepax ha introdotto nel fumetto la dimensione del subconscio. Ha reso visibile l’invisibile. Le sue pagine non sono semplici sequenze di vignette, ma composizioni geometriche dove il tempo si dilata e si contrae, come in un montaggio cinematografico. Nei suoi racconti, il confine tra il sogno e la realtà è sottilissimo. Le sue storie sono viaggi psicologici dove l’inconscio prende forma attraverso un segno grafico elegante e sottile. Oggi l’influenza di Crepax è ovunque: nella moda, nel cinema d’autore e nella grafica. Leggere una sua opera oggi non è un’operazione nostalgia, ma un tuffo in un’estetica che rimane elegante e incredibilmente attuale.
Leggere oggi una storia di Crepax non è solo un atto di intrattenimento, ma un’esperienza estetica che richiede attenzione ai dettagli e amore per il bello. Se non avete mai sfogliato una sua tavola, preparatevi: non state per leggere un fumetto, state per entrare in un sogno lucido.
Chi ne avrà la possibilità potrà vedere le tavole originali ed i disegni di Crepax a Udine, nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Marco Codognotto dal 14 marzo al 14 aprile con l’esposizione “Absolute Valentina. Guido Crepax.”
