Italia Sessanta. Dal boom al Pop, arte, moda, design
Gorizia, Palazzo Attems- Petzeinstein
A cura di Carla Cerruti, Enrico Minio Capucci, Raffaella Sgubin, Lorenzo Michelli
Si è conclusa anche quest’anno a Palazzo Attems-Petzeinstein di Gorizia la serie di esposizioni dedicate all’arte e al design italiano del dopoguerra. Sono gli anni del Boom economico, delle contestazioni giovanili, gli anni della modernità e della voglia di guardare agli Stati Uniti e alle grandi capitali europee come Londra. L’Italia divenne allora una delle più grandi potenze industriali d’Europa. I motivi di tale trasformazione vanno cercati negli aiuti che il nostro paese ricevette dagli Stati Uniti e da altri paesi esteri con il Piano Marshall che portò alle casse dello Stato oltre 13 milioni di dollari.


Fotografie di Eliana Bevilacqua
Le famiglie avevano voglia di “nuovo”, di comodità. Molti buttavano via ciò che noi oggi restauriamo, i mobili in legno per esempio, allora simbolo di povertà, li sostituivano con quelli in materiali di sintesi e con nuove comodità; con mobili economicamente più accessibili. I designer stessi si cimentarono nell’uso di materie nuove da plasmare, con nuove forme, più complesse, più articolate e dai colori incredibilmente vivaci. Decisiva per la crescita italiana fu tra le altre cose proprio la creatività dei designer come Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Ettore Sottsass, Rodolfo Bonetto, Marco Zanuso, Aldo Cibic e in Friuli Venezia Giulia, Gino e Nani Valle. La spinta economica diventa l’occasione per molti di industrializzare i processi produttivi, così numerose aziende si mettono nel mercato di consumo di massa, realizzando nuovi beni di larga diffusione in cui la ricerca del prodotto passa inevitabilmente per il “bel disegno”. Industrie come Zanussi, Solari, Brionvega, Carnielli, inventano la nuova quotidianità domestica nelle case degli italiani, dando lavoro ai designer e ad una manodopera di eccellenza che fece diventare il Made in Italy sinonimo di alta qualità.
La moda
Parallelamente, sinonimo di qualità e di eleganza era anche il mondo della moda affermatosi nella decade precedente a livello mondiale, ora diffonde un modo di vestire più pratico. Nasce la moda giovani, aprono boutique come il Piper Market e Fiorucci. Nascono in Italia i primi grandi magazzini e i vecchi negozi di scampoli cominciano a tenere abiti prodotti in serie. Le ragazze, influenzate dalla moda che veniva dalla Gran Bretagna cominciano a portare i pantaloni e la minigonna lanciata nel 1963 da Mary Quant. Twiggy contemporaneamente lanciò il taglio di capelli molto corti di gran moda tra le giovani più audaci, mentre altre preferivano i semi-raccolti o i volumi esagerati come Brigitte Bardot o Barbara Streisand.
L’industria musicale crebbe in modo esponenziale grazie al mangiadischi e al basso costo dei 45 giri. Nacquero il Cantagiro e il Festivalbar oltre a numerose manifestazioni che tenevano banco soprattutto nei periodi estivi anche nei piccoli centri. Nuovi idoli per i giovani si costruirono tra il talento e l’astuzia delle etichette musicali, strizzando l’occhio all’Inghilterra dei Beatles e all’America di Elvis. Per i giovani, ascoltare la musica divenne facile e domestico, attraverso l’acquisto di numerosi strumenti di riproduzione audio, divenuti quasi alla portata di tutti.
L’architetto Marco Zanuso con Franco Albini, Marcello Nizzoli, Livio Pier Giacomo e Achille Castiglioni con Alberto Rosselli fu tra i primi ad interessarsi all’uso di nuovi materiali e tecnologie agli oggetti comuni e ai problemi dell’industrializzazione del prodotto. Nel 1959 Zanuso inizia a lavorare insieme a Richard Sapper per la ditta Brionvega produttrice di apparecchi elettrici. Insieme progettarono una serie di radio e televisioni dotate di un design innovativo e moderno come la Radio portatile TS 502 del 1962.
Con l’avvento dei ciclomotori, che si possono guidare a quattordici anni, fiorisce un nuovo mercato. La Piaggio produce il motorino Ciao prodotto a partire dal 1967 fino al 2006, dove nella fabbricazione si era cercato di ridurre al minimo i costi e il peso. Contemporaneamente la ditta Carnielli di Vittorio Veneto produsse una bicicletta pieghevole pubblicizzata come “La Rolls-Royce di Brigitte Bardot”. La Graziella, divenne presto oggetto di largo uso, rimanendo in produzione fino alla fine degli anni Ottanta.
Design, moda, cinema e televisione ebbero diverse occasioni nel corso della prima metà del XX secolo di incontrarsi e incrociarsi in vicendevoli scambi e reciproche influenze.
Il boom economico con i relativi cambiamenti sociali coinvolge anche gli artisti. L’arte “moderna” entra nelle pagine dei rotocalchi con interviste e articoli illustrati. Gli artisti stessi vengono invitati dai settimanali a fare da inviati per scrivere sul mondo dell’arte.
Lucio Fontana, Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro, Dangelo, Emilio Scanavino, Ibrahim Koda e Lucio Del Pezzo, divennero così iconici da ricevere l’incarico di disegnare collezioni di abiti femminili per la sarta milanese Bruna Bini.
L’arte
L’America d’altro canto stava conquistando il mondo occidentale e la vecchia Europa, anche con il suo modello artistico. La Pop Art fu la grande protagonista degli anni del boom, attribuendo visibilità al mondo degli oggetti d’uso comune, creando una mitologia del banale vista come essenza del sogno americano.
Il fervore artistico asseconda e contrappone, stimolando diverse correnti di pensiero e di ricerca di chi guardava verso e di chi guardava contro. A Roma ci sono i pittori e gli scultori di Piazza del Popolo, con Tano Festa, Mario Schifano, Renato Mambor. A Milano l’Accademia di Brera diventa il fulcro dei nuovi artisti riuniti in “manifesti”. Come Enrico Baj tra i firmatari del “Manifesto Nucleare contro ogni stile” che aprì le porte al monocromatismo, Luciano Fontana con il suo “Manifesto sullo Spazialismo” illustra la fusione tra pittura e scultura, tramutando la tela in materiale da scolpire.
Friulano di nascita ma cosmopolita di adozione Getullio Alviani fu uno degli artisti più significativi a livello internazionale nel corso degli anni Sessanta, conducendo ricerche nell’ambito dei materiali e della loro organizzazione in insiemi programmati. Il suo interesse per l’uso di materie plastiche in arte inizia proprio negli anni Sessanta con la produzione delle prime opere in alluminio e superfici a texture vibratile. Agì non solo strettamente nel campo delle arti visive ma estendendo, come molti altri suoi colleghi, la sua creatività al design, alla moda, all’architettura.1
Il mondo dell’arte divenne un irripetibile laboratorio culturale, dove pensiero, filosofia e linguaggi si intrecciarono a disegnare infiniti nuovi panorami espressivi, sono ancora alfabeto di molta della produzione artistica contemporanea.
www.palazzoattems.regione.fvg.it
- Carla Cerruti, Lorenzo Michelli, Enrico Minio Capucci, Raffaella Sgubin (a cura di), Italia Sessanta. Dal boom al pop, arte, moda, design, catalogo della mostra, Palazzo Attems Petzeinstein, Gorizia, 29 giugno-27 ottobre 2024. ↩︎
