Ormai non è facile perdersi, la tecnologia tende a non consentirlo. Spesso negli itinerari si trascura ciò che sta oltre la vista della strada maestra ed i nomi sulle mappe, che trovi dopo infiniti tornanti, ai più curiosi si svelano come gioielli inaspettati dalla bellezza antica e dirompente. A me è accaduto a Costalta (Belluno). Ci siamo arrivati dal basso, dopo curve che portavano ad altre curve in cui i pendii non mostravano per intero cosa ci fosse oltre l’ennesima sterzata. Siamo in Comelico, che profuma in modo diverso. I prati modellano la montagna ed i boschi in lontananza appaiono come macchie scure contro cui si stagliano altri boschi più vicini.

Si comprende la forte spiritualità che permea questi luoghi e non sarà un caso che due Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, avessero assunto la vicina Lorenzago come meta d’elezione di pace, da vivere durante i mesi più caldi. Costalta mi é apparsa sospesa quel giorno. Il tempo era instabile e le nuvole camminavano basse. Il borgo sembrava rarefarsi. Meno di cinquecento abitanti dimorano qui, in case di legno e pietra, arrampicate su un versante del Monte Zovo. L’amore e l’orgoglio della comunità per i propri luoghi, il mantenimento di una propria cultura e il desiderio di non dimenticare ciò che è stato, hanno dato vita dal 2000 al 2010 ad un ex tempore di scultura volta a focalizzare l’attenzione sui caratteri specifici del luogo. Il progetto è stato studiato in modo mirato e dettagliato, indagando l’architettura del luogo per calarvi dentro le opere lignee in relazione alle inclinazioni stilistiche dello scultore. Il connubio tra cultura e tradizione, anche costruttiva, ha formato accostamenti di rara suggestione, sottolineando il rapporto tra l’opera, l’architettura, il contesto paesaggistico e quello antropologico. Il percorso si snoda a salire, interessando una trentina di episodi da scoprire indagando ogni punto di vista, prestando attenzione anche ai più ristretti, che rischiano di superare l’opera senza vederla.

Nel procedere è spesso necessario voltarsi ed indagare, avendo il piacere di fermarsi e farsi rapire da fenditure tra le case che isolano fette di crinale in cui la luce cambia il dialogo con l’intorno. Nelle relazioni dei viaggiatori dell’Ottocento, il paese di Costalta veniva descritto come un luogo “letteralmente costruito a legno” e così è per buona parte rimasto, resistendo all’onda innovatrice che il secondo dopoguerra ha portato un po’ ovunque, pensando scelleratamente che modernità volesse dire cancellare l’antico, spesso confuso come simbolo di povertà da cui riscattarsi.

Il processo di affinamento di un tipo architettonico, si stratifica e si modifica secondo logiche che si legano fortemente al luogo da cui nascono e che impiegano secoli per divenire caratteristica, tributando ai materiali ed ai sistemi di assemblaggio delle forme identitarie uniche. Il sapere legato alla tecnica diviene talvolta lirismo, in cui le sculture lignee si inseriscono perfettamente.  “ Una statua di legno, in una casa di legno, in un paese di legno.” ha messo insieme le Associazioni e la Regola di Costalta oltre a coinvolgere l’imprenditore Ario De Villa Palù, nato a Ventimiglia, che ha sostenuto l’idea con il premio “Beta Fabiana”, dedicato al ricordo della nonna Elisabetta. 

Ogni sosta dinanzi un’abitazione, ogni incontro con qualcuno che vive sul posto ci comunica la sapienza e la tenacia dei concreti. Il sistema comunicativo riflette la stessa logica, con un apparato informativo discreto e completo, non solo sull’opera ma anche sulla casa che la custodisce. Il potere degli scultori ha dato vita a nuovi legni e ridato vita ai vecchi legni delle case, ispirandosi alla vita, alla storia degli uomini che hanno abitato in questo luogo e rappresentano un importante tratto identitario della civiltà che qui si mantiene.

Costalta, sculture nelle case di legno, a cura di Lucio Eicher Clere e Enzo Santese, Edizioni Anta, 2005.

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