
Prima parte
La musica e il cinema sono forme d’arte totalizzanti. Alcune performance attoriali e musicali nulla hanno da invidiare ad altre forme espressive, per complessità di costruzione geometrica (sia visiva che sonora) e significato. Per la vita creativa di un individuo potrebbe già bastare una simile consapevolezza; eppure sapete quanti artisti di musica e spettacolo sono andati oltre e hanno sperimentato le arti visive “accademiche”?
Molti sono i divi di Hollywood che si sono cimentati con le arti più tradizionali, riscuotendo alterne fortune di riscontro col pubblico, a testimonianza che la notorietà potrà aiutare ma da sola non è sufficiente. È certamente comprensibile il desiderio di esplorazione di altri ambiti dell’emozione e dell’emotività, ma dobbiamo dire che alcuni vanno osservati con attenzione, anche se volete perché talvolta in “contrasto” con l’immagine a cui vengono associati dai media.
Tra loro ne abbiamo selezionati alcuni. Volendo anticipare l’argomento, il cuore dell’argomento, sembra che la figura la faccia da padrona, nel tentativo di interpretare una realtà, che per gli attori è già finzione e per i musicisti rappresenta il tentativo cantato e suonato, spesso surreale perché poetico, di accompagnare quella realtà.
Di seguito ne analizziamo alcuni e cercheremo alla fine di farci una prima idea, anche perché i soggetti della ricerca sono diventati veramente tanti e non escludo di realizzare degli articoli monografici su alcuni di loro.
Brad Pitt (Shawnee, Oklahoma, Stati Uniti 1963) icona del cinema degli ultimi vent’anni, protagonista di film come “Fight Club” di David Fincher, “La trilogia di “Ocean’s” di Steven Soderbergh, “C’era una volta a …Hollywood” di Quentin Tarantino, si dedica da alcuni anni alla scultura. Nel 2022 si è tenuta al Sara Hidden Art Museum di Tampere in Finlandia la sua prima mostra, assieme alle sculture di Thomas Houseago e alle ceramiche di Nick Cave (Warracknabeal, Australia 1957) leader dei Bad Seeds, cantautore e poeta tra i più stimati da critica e pubblico. I grandi bassorilievi di Brad Pitt ripropongono in modo cristallizzato dei momenti d’azione che sembrano uscire da films di gangsters, ma ciò che abbiamo trovato diametralmente opposte, per dimensione, tecnica, eleganza e forza emotiva, sono una serie di sculture in forma di casa archetipa, realizzate con legno o silicone, sono interessanti queste ultime, perché alterate da quelli che sembrano colpi di arma da fuoco, assorbiti e resi evidenti nel volume trasparente che si viene a formare. Nick Cave invece si è appassionato alla realizzazione di figure umane in ceramica dipinta i cui soggetti costruiti, al limite del kitsch, conservano caratteri da ceramiche dozzinali unite ad inquietanti titoli e dettagli che rendono il significato scritto antitetico con la gioviale allegria con cui il soggetto viene rappresentato. Interessante in questo senso il ciclo dei “devil as…”

Sir Philp Antony Hopkins (Margam, Regno Unito 1937) vincitore di due Premi oscar come miglior attore protagonista nel film “Il silenzio degli Innocenti” nel 1992 e nel 2021 in “The Father-Nulla è come sembra” si è rivelato al pubblico come pittore nel 2005 con la sua prima mostra a San Antonio in Texas, dove ha venduto più di 100 delle sue opere a beneficio della Born to Read Literacy Foundation. Quattro anni dopo, nel 2009, un tour ufficiale dei suoi dipinti si è fatto strada nelle gallerie d’arte delle principali città del Nord America e dell’Europa e attraverso l’esposizione alle Gallerie di Jeff Mitchun al Bellagio Resort e all’hotel MGM Grand di Las Vegas, con una serie di dipinti e serigrafie. Come ricorda lui stesso in un’intervista iniziò a suonare il piano e a dipingere a 5 anni. “Non ero molto bravo a scuola, ricorda Hopkins” Ho disegnato molto e mia madre mi ha incoraggiato”. A dare ulteriore slancio alla sua vena creativa è stata sua moglie Stella, commerciante d’arte e antiquariato, che lo ha aiutato a lanciare la sua passione per la pittura come professionista.
“Mi ci vuole molto tempo per dipingere, ma non sono scrupoloso. Improvviso e poi mi fermo. Posso tornare dopo qualche settimana su un dipinto e poi completarlo. E poi penso: okay, va bene, e inizio con qualcosa di nuovo. Sono iperattivo, a volte inizio tre dipinti contemporaneamente. Cerco di cambiare lo stile dei dipinti, ma in realtà non c’è uno stile. Faccio esperimenti con olii, acrilici, inchiostri, spesso li mescolo del tutto”. “Adoro i colori brillanti”, continua Hopkins. “Questa è la parte che mi piace. Dipingo queste facce. Sono influenzato da personaggi come Oskar Kokoschka e Francis Picabia”.
Hopkins crea astratti acrilici su tela utilizzando solo una spatola o lavora con inchiostro su carta. Il suo stile è spesso descritto come surreale; il movimento creativo che esplora i sogni e l’inconscio attraverso l’arte, la poesia e il cinema. Hopkins ha affermato che i suoi sogni sono sempre stati vividi, tanto che è stato ispirato a disegnarli da ragazzo. Ormai i suoi sogni sono influenzati dal colore ricco e intenso dei suoi dipinti. Afferma che la pittura ha fatto miracoli per il suo subconscio al punto che ora sogna a colori. “Quando dipingo, dipingo liberamente senza preoccuparmi delle opinioni esterne come le critiche. Lo faccio per puro piacere”. Cita spesso Henry Miller: “Dipingi ciò che ti piace e muori felice”. Hopkins non è solo un genio creativo nella sua padronanza di tante forme creative, la sua espressione onesta e umile attraverso la spatola e la penna iniziata quando era solo un ragazzino, continua ad essere una costante nella sua vita fino ad oggi.

Anche per Pierce Brosnan (Drogheda, Irlanda, 1953) attore e produttore cinematografico, indimenticabile James Bond, insignito dalla Regina Elisabetta II del titolo di Ufficiale dell’Eccellentissimo Ordine Britannico è un appassionato pittore. Spesso racconta delle circostanze dolorose da cui è nato l’impulso che lo ha portato ad avvicinarsi alla pratica artistica: “Ho iniziato a dipingere nel 1987 quando la mia prima moglie (Cassandra Harris) si è ammalata di cancro. Una malattia come quella crea una frattura nella psiche. Una notte mi sono alzato e ho cominciato a dipingere con le dita. Mentre lei si riprendeva dalla chemioterapia io ho allestito uno studio. Sono dipinti biografici che hanno esplorato il mio dolore. Dipingevo per il dolore, ora il dolore a volte arriva a colori. Ho iniziato a dipingere sulla tela. Oggi quando ho una mattinata difficile, delle telefonate lunghe, tengo il un blocco di fogli vicino al telefono; i disegni nascono da soli, appaiono. Fanno parte della mia vita, raccontano della mia storia, una sorta di autobiografia.” Nel 2018 durante l’asta di beneficenza Cinema Against AIS Brosnan ha venduto un suo ritratto di Bob Dylan per più di un milione di dollari. L’interesse è per la figura, rivista e riletta con gli occhi di un esploratore del colore. Brosnan deforma, raddrizza, contrasta e pone l’attenzione su dettagli che conferiscano vita al soggetto su cui sta lavorando.
Michael Stipe (Decatur, Georgia, Stati Uniti, 1960) cantante dei R.E.M ha utilizzato la pittura e fotografia come mezzo d’espressione. D’altro canto, prima di iniziare la carriera musicale Stipe ha studiato fotografia e pittura all’Università della Georgia. Dopo lo scioglimento dei Rem nel 2011, Stipe ha cominciato a dedicarsi quasi esclusivamente alle arti visive ed alla produzione cinematografica. Molte le pubblicazioni in ambito fotografico promosse, secondo un preciso programma editoriale che segue con estrema cura. Nel 2024 debutta con una personale in Italia all’ICA di Milano basata sul ritratto. “In questo momento,” dice Stipe ad Artribune “cerco di concentrarmi sul bene più prezioso, sulla brillantezza, sulla bellezza, e sulla giocosità della vita. Ho perso e mi sono perso ma ora sto volando in alto”. La modalità espressiva preferita resta il ritratto fotografico del corpo umano, per quanto il suo interesse spazi anche verso la pittura, la lavorazione della ceramica e la scultura, in cui privilegia le grandi dimensioni con soggetti riconducibili ad oggetti di uso comune o astrazioni di dettagli del corpo umano.
David Robert Jones, alias David Bowie (Londra 1947-New York 2016) cantautore, polistrumentista e attore britannico, soprannominato Il Duca bianco , si è interessato in maniera appassionata alla pittura oltre ad essere stato un grande collezionista d’arte (la sua collezione è stata messa all’asta da Sotheby’s nel 2016, con vendite per oltre 41 milioni di dollari). Nel 1995 fece la sua prima personale New Afro/Pagan and Work: 1975-1995 alla Gallery di Londra, nello stesso anno disegnò la cover del suo album Outside. “L’arte può cambiare il modo di sentirsi la mattina” dichiarò Bowie al New York Times. Nel 2013 la sua pittura fece una mostra itinerante dal titolo David Bowie is, la cui prima tappa fu il Victoria and Albert Museum di Londra. Anche in Bowie, la figura umana è stato il principale ambito di interesse, seguendo una linea che si potrebbe definire di matrice espressionista. Più volte si è cimentato con l’autoritratto, oltre ad essere lui nel volto, oggetto di numerosi ritratti anche realizzati da illustri artisti.
Seguiteci per la seconda parte…