Ho voluto mettere a confronto due opere iconiche del Novecento per mostrare come lo stesso soggetto possa generare due visioni opposte.

I Pesci di Paul Klee e la Luce Solare di Matisse.

Nel panorama visivo del Novecento, il mondo sommerso ha smesso di essere una semplice esercitazione da natura morta. Il pesce creatura del silenzio, è diventato una delle metafore più potenti per esplorare la struttura dello spazio, la percezione cromatica e le profondità dell’inconscio.

Tra le rielaborazioni più emblematiche di questa iconografia spiccano i cicli realizzati da Henri Matisse e Paul Klee. Sebbene entrambi gli artisti abbiano fatto del soggetto acquatico una tappa fondamentale della loro ricerca, le loro opere rivelano due filosofie opposte: la serenità da un lato, e l’enigma dell’abisso cosmico dall’altro.

Matisse e i Pesci Rossi: La Meditazione nell’Eden Domestico

I pesci rossi, 1912, olio su tela, 147×98 cm, Museo Puškin, Mosca

Per comprendere l’origine della serie dedicata ai pesci rossi da parte di Henri Matisse, occorre risalire al suo viaggio in Marocco tra il 1912 e il 1913. A Tangeri, il pittore francese rimase colpito da una consuetudine diffusa tra la popolazione locale: la contemplazione prolungata del nuoto dei pesci all’interno di vasche e bocce di vetro.

Per Matisse, reduce dalle tensioni del periodo Fauve e alla ricerca di un nuovo equilibrio, quel gesto rituale rappresentava un’oasi di pace interiore. Il pesce rosso diventò il simbolo dell’armonia perduta dalla civiltà industriale occidentale.

Nella celebre tela conservata al Museo Puškin di Mosca, Matisse organizza lo spazio attorno a precisi vettori geometrici e cromatici:

La distorsione della lente d’acqua: il cilindro di vetro funge da perno visivo. I pesci rossi sono osservati contemporaneamente di profilo e dall’alto, sfidando la prospettiva rinascimentale.

L’effetto “Riposo Visivo”: il rosso vermiglio dei pesci contrasta con i toni complementari del verde lussureggiante e del rosa del tavolino. Matisse teorizzò espressamente che l’arte dovesse essere “un sollievo dalla fatica mentale”, e il nuoto circospetto dei pesci incarna perfettamente questa poetica.

Il Pesce d’Oro. I Pesci di Paul Klee tra Abisso e Cosmologia

Il pesce d’oro, 1925, olio e acquerello su carta, 49,6×69,2 cm, Hamburger Kunstalle, Amburgo

Di segno completamente diverso è la ricerca condotta da Paul Klee. Per l’artista svizzero-tedesco, da sempre attratto dalle scienze naturali e dalla biologia, l’acquario non è un elemento d’arredo, ma un microcosmo alchemico. Nel suo studio al Bauhaus teneva una vasca di pesci che utilizzava per spiegare agli allievi le dinamiche del movimento e del ritmo nello spazio figurativo.

La massima espressione di questa indagine è racchiusa in Der Goldfisch (Il pesce d’oro, 1925), opera chiave storicamente legata e costantemente esposta alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo.

La tecnica pittorica: Il processo dello “Sgraffito”

I pesci di Paul Klee colpiscono per la loro straordinaria brillantezza materica, ottenuta attraverso un metodo di lavoro a strati sovrapposti. Klee stende sul supporto una base di pigmenti caldi e brillanti (rossi, gialli, arancioni). Sopra lo strato cromatico applica un velo denso di pittura a olio scura (blu notte e nero). Prima che lo strato scuro asciughi, Klee graffia la superficie (sgraffito), facendo riemergere dal buio i contorni d’oro del pesce e le forme delle piante marine.

L’inconscio e la sacralità della natura

Ne Il pesce d’oro, il protagonista non è un animale domestico, ma una creatura primigenia. Fluttua in un abisso scuro emanando luce propria, mentre intorno a lui nuotano creature minori e subordinate. Il quadro è un’allegoria dell’inconscio: la conoscenza profonda che risplende nel buio dell’ignoto.

Due Visioni dell’Avanguardia a Confronto

Nel mettere a confronto direttamente le due opere, emerge con chiarezza come Matisse e Klee abbiano utilizzato il medesimo soggetto animale per raggiungere traguardi estetici e concettuali del tutto divergenti.

Sul piano della collocazione spaziale e dell’atmosfera, I pesci rossi di Matisse (oggi conservato al Museo Puškin di Mosca) si colloca all’interno di una dimensione domestica e rassicurante, dove l’acquario interagisce con un giardino inondato di luce solare. Al contrario, nei pesci di Paul Klee e in particolar modo nel Pesce d’Oro della Hamburger Kunsthalle qualsiasi riferimento all’architettura umana scompare del tutto per lasciare posto a uno spazio abissale, buio e privo di punti di riferimento terrestri.

Mentre Matisse adotta una stesura Fauve a campiture fluide con il chiaro intento di regalare all’osservatore un’armonia sensoriale e un riposo della mente, la pittura di Klee fa uso di stratificazioni complesse e incisioni a sgraffito. In Klee il colore non serve a consolare la vista, ma agisce come una rivelazione di luce che strappa la materia al buio dell’ignoto.

In ultima analisi, il pesce di Matisse rappresenta un’invocazione alla quiete e alla meditazione quotidiana nell’epoca moderna, mentre il pesce di Klee assurge a simbolo sacro dell’inconscio, una forza generatrice capace di condensare il ritmo e il mistero dell’intero universo.

Perché i Pesci di Klee Affascinano i Collezionisti e la Critica?

Per un collezionista o uno studioso d’arte, le opere di Klee dedicate all’ambiente marino (come Il pesce d’oro o Magia dei pesci) rappresentano un punto di svolta storiografico per tre motivi fondamentali.

Superamento della figurazione tradizionale: Klee non dipinge un pesce per descriverne l’anatomia, ma per rappresentare la forza vitale che lo anima.

Fusione tra musica e pittura: le linee incise nello sfondo scuro funzionano come uno spartito musicale, in cui il pesce dorato è la nota dominante.

Influenza sul Surrealismo e sull’Espressionismo Astratto: il processo di emersione della luce dal buio ha anticipato le tecniche di scrittura automatica e di esplorazione dell’inconscio che avrebbero dominato l’arte del secondo dopoguerra.

Se Matisse invita l’osservatore a sedersi e godere della bellezza della superficie illuminata dal sole, Paul Klee chiede di immergersi senza timore nelle profondità della terra e della psiche.

È proprio questo contrasto che rende i pesci di Paul Klee e le bocce d’acqua di Matisse due facce della stessa medaglia: la dimostrazione di come la grande arte possa trasformare un soggetto apparentemente semplice in una meditazione sull’esistenza umana.

https://www.hamburger-kunsthalle.de